John Connolly 

LE SORELLE STRANGE

Una novella di Charlie Parker in esclusiva per il web

Traduzione: Stefano Bortolussi

 

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Al Great Lost Bear, nel miscuglio sonoro di musica, conversazioni e risate, Dave Evans fissò la coppia di dadi sul tavolo. Come Floriana, la donna delle pulizie dell'albergo, aveva subito notato la loro particolarità, e poteva soltanto immaginare quanto fossero antichi. Sembravano fatti di materia ossea – forse animale, forse no. Ma qualunque fosse la loro origine, Dave era assolutamente certo che toccarli sarebbe stato poco saggio.
    "Non amo il gioco d'azzardo," disse. 
    Lo sconosciuto tamburellò le dita sul tavolo seguendo un ritmo che solo lui poteva udire. Batté le palpebre pesanti, abbassandole lentamente e risollevandole ancora più piano, come se le piastre tarsali all'interno fossero fatte di piombo. Poi fece guizzare gli occhi umidi su Dave.
    "Non intendevo proporle una puntata, ma un semplice gioco," ribatté. "Se vince lei, può farmi una domanda. Se vinco io, sarò io a fargliela."
    Dave si accorse che la voce dell'uomo rivelava uno strano riverbero, una sorta di distorsione che creava l'impressione di udire i vocalizzi di due persone separate e dai timbri leggermente diversi.
    "Che cosa ha da perdere," proseguì lo sconosciuto, "se non un po' di tempo?"
    Dave Evans aveva trascorso quasi tutta la vita nel settore del ristoro. Nel corso degli anni aveva imparato a riconoscere il male fin da subito, poiché così facendo ci si risparmiava una quantità di noie in seguito. Sapeva che certi individui cercavano di nascondere la propria malvagità, e che altri erano talmente ignari della loro vera natura che non ne riconoscevano nemmeno l'esistenza. Ma c'erano anche coloro che sceglievano di sfoggiare la propria cattiveria, o che non potevano celarla più di quanto potessero dissimulare il colore della loro pelle o il loro stesso respiro; coloro che se fossero stati esaminati al microscopio sarebbero stati giudicati guasti fino al midollo delle ossa. Con questi uomini – poiché nella maggioranza dei casi erano uomini – la cosa migliore da fare era evitare qualsiasi discorso e contatto; ma quando ci si trovava a doverli fronteggiare non ci si poteva mostrare deboli. Poiché se volevano a tutti i costi lo scontro, soltanto il coraggio altrui li avrebbe fatti esitare.
    "Con tutto il rispetto," disse Dave, "non credo di aver bisogno di sapere nulla da lei."
    Lo sconosciuto raccolse i dadi, li scosse nella mano destra e li lanciò sul tavolo. Il risultato fu un doppio sei.
    "Qualche giorno fa in questo locale è entrato un uomo," disse. "Credo che ne sia sorta una discussione. Si chiama Mr. Raum Buker. Gradirei incontrarlo. Pensa che possa onorarvi di nuovo della sua presenza in un prossimo futuro?"
    "Temo che non mi abbia sentito bene," rispose Dave.
    "Oh, l'ho sentita benissimo, ma solo perché lei non conosce le regole del gioco non significa che può abbandonarlo. Il gioco continua. Il gioco non si ferma mai. L'unica questione da decidere è se lei sia giocatore o pedina."
    L'uomo agitò di nuovo i dadi e li lanciò. Un altro doppio sei.
    "Mr. Buker ha frequentato con regolarità questo locale dal suo ritorno in città?" chiese.
    "Se ne vada."
    Scuotimento. Lancio. Doppio sei.
    "E le sue donne?"
    Dave aveva una gran voglia di scaraventarlo fuori di persona, e con le maniere forti, ma fino a quel punto non aveva fatto niente di più minaccioso che qualche domanda. Trasse un respiro profondo. Alla sua destra i fratelli Fulci erano in attesa, poiché i guai si riconoscono a vicenda. 
    "Mettiamola così," disse. "Potremmo rimuoverla da quella sedia con la forza e depositarla nel parcheggio, ma sarebbe poco dignitoso per lei e turberebbe il resto della clientela."
    "Oppure?" Lo sconosciuto aveva raccolto i dadi per la quarta volta.
    "Oppure potremmo lasciar risolvere il problema alla polizia," rispose Dave. "Potremmo già avere qualche agente in sala, se vuole che glieli presenti. Ma probabilmente preferisce la terza alternativa, che è quella di andarsene e non farsi più vedere." 
    L'uomo si lasciò rotolare i dadi sul palmo della mano per un secondo o due, poi li ripose in una tasca della giacca.
    "Mossa brillante," disse. "Spero che non se ne pentirà."
    Finì il suo drink e fece scivolare il bicchiere nella stessa tasca slabbrata insieme ai dadi. Infine posò un dollaro sul tavolo e lo fermò con il sottobicchiere.
    "Per il disturbo," disse, e se ne andò lasciandosi dietro una scia al profumo di rose. I Fulci lo osservarono allontanarsi con aria grave.
    Una delle cameriere venne a sgombrare il tavolo.
    "Un tipo da brividi," commentò. Fece per raccogliere la boccetta vuota, ma Dave la fermò.
    "Dalla pure a me," le disse.
    Lei gliela consegnò con una scrollata di spalle, poi prese il dollaro dal tavolo.
    "Generoso, anche," soggiunse, ma poi guardò meglio la banconota. "Aspetta un attimo, è falsa?"
    Dave prese il biglietto e lo controllò. Era un vecchio Blue Seal Silver Certificate in perfette condizioni, ormai fuori produzione dalla fine degli anni Cinquanta. Era datato 1923.
    "No, è solo vecchio," disse. "Potrebbe anche valere qualcosa, se chiedi in giro."
    Lo restituì alla ragazza.
    "Magari l'ho giudicato male," disse lei.
    "No," ribatté Dave occhieggiando l'uscita. "Mi sa che ci hai preso in pieno."