John Connolly 

LE SORELLE STRANGE

Una novella di Charlie Parker in esclusiva per il web

Traduzione: Stefano Bortolussi

 

Disponibile anche in:

2880px-English_language_-_United_States,

38

Eleanor Towle giunse le mani e attese la mia reazione. Per essere un individuo dotato di poche, riconoscibili caratteristiche positive, Raum Buker sembrava avere un certo successo con le donne di una certa età. Avrebbe dovuto scriverci un libro.
    Non vedendo alcun modo di affrontare l'argomento con delicatezza, decisi di prenderlo di petto.
    "Lo conosceva bene, prima di – "
    "Andarci a letto?" proseguì lei per me. "Ha un'aria così mesta che ho pensato di risparmiarle la fatica e concludere io stessa la domanda. A proposito: è per caso un giudizio morale, quello che mi pare di avvertire?"
    "Limitiamoci a dire che fatico a vederne l'attrattiva."
    "Ci sono andata a letto," ripeté lei, "non ho detto che l'avrei sposato. In ogni caso, mi ha detto che aveva una donna su nel Maine."
    "A dire il vero," la corressi, "ha due donne su nel Maine."
    "Spione. Sono loro quelle per cui è in pensiero?"
    "Esatto. Le disse per caso come si chiamava, questa donna?"
    "Solo il cognome, Strange. Pensava che l'avrei trovato divertente."
    "E lei come ha reagito?"
    "Avrei potuto trovarlo più simpatico se me l'avesse detto prima che finissimo a letto insieme."
    "Gli sarà sfuggito di mente."
    "Giusto. Mi sa che è un difetto tipico delle menti maschili. Ma per farla breve, lui ed Egon stavano festeggiando, io mi sono unita alle celebrazioni e da cosa è nata cosa. Negli ultimi tempi non avevo avuto molto da festeggiare, con la morte di mia madre e tutto il resto, ed ero semplicemente lieta della distrazione. Per quanto riguarda il sesso con Raum, erano otto anni che non andavo con un uomo. Non sono esattamente inondata dai corteggiatori. Certe volte prendi quello che puoi, e ringrazi anche."
    "Cosa lo aveva portato qui?"    
    "Era stato Egon. Era la prima volta che lo vedevo, ma lo conoscevo già di nome. Egon mi aveva parlato di lui durante le mie visite in carcere. Avevano fatto amicizia, ma tra loro non c'era niente di strano. O meglio, tutto quello che riguarda Egon è strano, ma sa a cosa mi riferisco."
    "Non erano amanti."
    "No. Non avevano molto in comune, in realtà, a parte il fatto di essere in disgrazia con la legge, ma in qualche modo andavano d'accordo. Più tardi, quando ormai avevamo commesso il fattaccio, Raum mi ha confidato che Egon lo aveva tirato dentro nei suoi interessi occulti. Sembrava addirittura più coinvolto di mio fratello. Dopo tutto, Egon non si era mai fatto fare un tatuaggio. Era troppo conservatore per una cosa simile."
    "Ha detto che stavano festeggiando. Ha idea del perché?" domandai.
    "Perché qualunque ruberia avessero tramato insieme aveva avuto successo, immagino."
    La vidi distogliere gli occhi e decisi di non lasciargliela passare.
    "Lo 'immagina'?"
    "E va bene, lo so. Meglio così?"
    "Gliel'ho detto, non sono un poliziotto."
    "Sarà, ma ci somiglia molto."
    "Lo sono stato."
    "Dove?"
    "A New York."
    "Pensione anticipata?"
    "Di un bel po'."
    "Non ne vuole parlare, hmm?"
    "Non particolarmente."
    "Ora sì che ci capiamo."
    "Touché. Ma torniamo ai festeggiamenti."
    Eleanor si passò le dita della mano destra sulle labbra.
    "Gesù," disse quindi, "quanto mi mancano le sigarette."
    Attesi.
    "Erano monete, quanto meno la maggior parte," riprese lei. "Cos'altro poteva essere, trattandosi di Egon? Molto tempo prima aveva sentito parlare di un tizio. Si diceva che fosse un importante collezionista di monete, ma che fosse anche una specie di recluso e facesse acquisti solo all'estero, a volte di persona, altre volte tramite agenti o aste a distanza. Tutta roba antica – monete greche, romane, persiane, cinesi. E non si limitava a comprarle. Alcune le rubava, e girava voce che non si facesse remore a usare la forza per ottenere quello che voleva, col risultato che la sua collezione era la più pregiata di tutto il Nord America. Nell'ambiente era una sorta di leggenda, o se vuole di spauracchio, anche se molti collezionisti non davano credito a quello che si raccontava. Erano dicerie che circolavano da decenni, e alcuni mercanti ricordavano perfino che i loro padri, o addirittura i loro nonni, parlavano già dello stesso personaggio. Era una specie di orco da evocare intorno a un fuoco, suppongo. Per molto tempo anche Egon, come molti altri, aveva dubitato della sua esistenza, finché non aveva svolto qualche ricerca ed era giunto alla conclusione che era reale."
    "Come ci era arrivato?" chiesi.
    "Grazie ai loro interessi comuni: ha presente, il paranormale e tutto il resto. Dopo il suo rilascio dall'East Jersey, Egon aveva calato l'esca tramite un mercante a Parigi: una moneta indiana molto antica, con un pedigree che risaliva fino ad Alamelamma, la moglie di un sovrano indiano del diciassettesimo secolo che si era gettata da una scogliera, ma non prima di avere scagliato una maledizione contro i re di Mysore."
    Non potei impedirmi di inarcare un sopracciglio.
    "Lo so, lo so," disse Eleanor. "Dopo anni di convivenza con Egon, è inevitabile che alcune  delle sue stronzate abbiano contagiato anche me. Sia come sia, il pesce aveva abboccato ed Egon era riuscito a rintracciare l'indirizzo di consegna, una casella postale di Castorville, New York, nel bel mezzo del nulla. A quel punto gli era bastato investire un altro po' di contanti per scoprire a chi era intestata la casella postale. Al rilascio di Raum il piano era praticamente pronto. Una settimana dopo lo avevano eseguito, ed era questo che festeggiavano la sera in cui poi sono finita a letto con Raum. Avevano abbattuto l'orco e rubato il suo tesoro, come in una fiaba."
    "E questo orco ha un nome?" domandai.
    "Usa diversi pseudonimi," rispose Eleanor, "ma uno più di frequente degli altri."
    Aveva smesso di sorridere, e in quel momento spostò lo sguardo da me alla pistola sulla mensola.
    "Il più delle volte," soggiunse, "si fa chiamare Kepler."