John Connolly 

LE SORELLE STRANGE

Una novella di Charlie Parker in esclusiva per il web

Traduzione: Stefano Bortolussi

 

Disponibile anche in:

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39

Eleanor Towle versò il caffè ormai freddo nel lavello e lavò le tazze. A un certo punto la sorpresi a guardare la mia immagine riflessa nel vetro della finestra davanti a sé, studiandomi attentamente. Se suo fratello le assomigliava, al di là delle sue eccentricità doveva essere un individuo da non sottovalutare. Eleanor era una donna interessante.
    Certo, era anche una bugiarda, anche se solo per omissione; ma nessuno è perfetto.
    Mentre lei era occupata al lavello, tesi le orecchie per cercare di cogliere altri suoni. In realtà lo stavo facendo fin dal mio ingresso in quella casa. Restare perfettamente silenziosi e immobili è più difficile di quanto sembri, specialmente mentre si cerca di origliare una conversazione che si sta svolgendo in un'altra stanza, ma non avevo ancora avvertito alcuna traccia di una presenza in più. Eleanor Towle sembrava sola in casa.
    "Che lavoro fa, Ms. Towle?" domandai.
    "La cameriera da Phil's," rispose lei. Phil's era una griglieria sulla Route 16. Durante il viaggio ne avevo visto il cartellone a bordo strada. Phil Up at Phil's! diceva lo slogan, un gioco di parole su fill up, fate il pieno, talmente consunto che nemmeno un negozio di abiti usati lo avrebbe accettato. 
    "E le piace?"
    "Lei cosa crede?"
    "Non ne ho idea. Per questo glielo chiedo."
    Posò le tazze rovesciate sullo scolapiatti, si asciugò le mani con uno strofinaccio e si voltò a guardarmi incrociando le braccia sul petto.
    "No, non mi piace," rispose, "ma è un lavoro come un altro, le mance non sono male e la proprietà è stata molto comprensiva quando mia madre si è ammalata."
    "E adesso che sua madre non c'è più, continuerà a lavorare lì?"
    "Non ho ancora deciso. Egon e io abbiamo parlato di vendere casa. Mi piacerebbe andarmene di qui. Ossipee non mi ha portato una gran fortuna nella vita, e neanche Egon."
    Se avessero venduto e diviso il ricavato in parti uguali, avrebbero potuto mettersi in tasca intorno ai 100.000 dollari a testa. Non erano molti, specialmente se Eleanor sperava di ricominciare altrove.
    "Cos'hanno rubato di preciso suo fratello e Raum Buker a questo Kepler?" chiesi.
    "Monete, gliel'ho detto."
    "Soltanto monete?"
    Eleanor sospirò. "No, non 'soltanto' monete."
    "Non la seguo."
    "Per la maggior parte erano monete come potremmo intenderle noi – d'oro o d'argento, romane o greche, esemplari che si potrebbero vedere sotto vetro in una collezione – ma una non lo era."
    "In che senso?"
    Spostò il peso da un piede all'altro, a disagio. Ci stavamo finalmente avvicinando alla verità, o a qualcosa di simile.
    "Era celtica," rispose, "di potin, e risaliva ai tempi precristiani. Era stata trovata nell'Essex, ma poteva provenire da una zona diversa delle isole britanniche, o addirittura da altrove. È difficile capirlo, perché non assomiglia a nessun altro manufatto risalente a quell'epoca o a quei luoghi."
    "Che cos'è il potin?"
    "È una lega di bronzo e stagno."
    "È prezioso?"
    "Certo, per un museo o un collezionista. Ma quella particolare moneta era speciale, o almeno così ha detto Egon, anche se a prima vista non mi era parsa niente di speciale."
    "Lei l'ha vista?"
    "Sì," ammise con evidente disagio.
    "Che cosa aveva di tanto speciale?"
    Eleanor emise un altro profondo sospiro, più che altro per prendere tempo mentre rifletteva su cosa dire e cosa nascondere. La sua evasività poteva avere soltanto due motivi: o aveva paura oppure stava cercando di depistarmi. La prima ipotesi mi sembrava la più probabile, ma ciò non escludeva del tutto la seconda.
    "Mi spiego," rispose. "Le prime monete britanniche sono più o meno tutte simili. Da quello che mi ha detto Egon, riproducono gli stateri d'oro e d'argento introdotti sulle isole britanniche dai mercanti della Gallia, perché si imita sempre quello che si è visto, giusto? Per questo alcune hanno su un lato il ritratto di Filippo il Macedone e magari un auriga sull'altro. Ma col passare del tempo cominciano a comparire monete più particolari, con immagini di creature reali o immaginarie. Magari uno sciamano o un capotribù si era fatto una fumata e aveva avuto una visione, e aveva dato ordine di riprodurla sulle sue monete. E questo le rende interessanti e in certi casi uniche."
    "E sulla moneta che le ha mostrato Egon che immagine c'era?" domandai.
    "Una bestia," rispose Eleanor. "No. Un demone."