John Connolly 

LE SORELLE STRANGE

Una novella di Charlie Parker in esclusiva per il web

Traduzione: Stefano Bortolussi

 

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Kepler si era trasferito dal motel accanto al centro commerciale. Vi era rimasto fin troppo, ma cominciava a essere stanco, e trattenersi era più facile che andarsene, quanto meno dal punto di vista fisico. Di notte, tuttavia, il suo spirito, o una versione avvelenata di esso che non apparteneva più del tutto a lui, preferiva vagare. Dopo tutti quegli anni in sua compagnia, l'entità che lo abitava si stava stancando di lui. Probabilmente sarebbe quasi stata lieta di vederlo morire. 
    Raum Buker non era più tornato al Braycott Arms, e ciò lo preoccupava. Era possibile che una delle sorelle Strange sapesse dov'era, ma Kepler era riluttante ad affrontarle, a meno di non avere altra scelta. Affrontare significava causare sofferenze, e causare sofferenze significava attirare l'attenzione. Era già stato costretto a fare una vittima, e probabilmente avrebbe dovuto uccidere anche Buker, visto che le rune sullo specchio e sulla porta di Ambar Strange non avevano funzionato.
    In un mondo perfetto, Buker si sarebbe reso conto del suo sbaglio e avrebbe restituito ciò che non gli apparteneva; ma un mondo perfetto non avrebbe ospitato individui avidi come lui o ossessivi come Egon Towle. Buker stava temporeggiando, poiché sapeva che per Kepler il tempo stringeva e che lui non avrebbe dovuto fare altro che tenersi alla larga finché non fosse giunto il momento fatidico. Sembrava quindi sempre più probabile che l'unica possibilità per Kepler sarebbe stata quella di prendere di mira una o entrambe le sorelle Strange, confidando nel fatto che Buker avesse conservato un residuo di affetto per le due e volesse evitare che soffrissero.
    Visitare il Great Lost Bear poteva essere stato un errore, Kepler lo ammetteva, ma a volte valeva la pena di agitare una pinna nell'acqua. Più si avvicinava a Raum Buker, più aumentavano le probabilità che lui cedesse al panico, ed era proprio per questo che Kepler aveva lasciato un segno più deciso del suo passaggio a casa di Dolors Strange. Per finire si era ripresentato alla portineria del Braycott Arms, quella gestita dall'idiota con la fissazione per i western, nell'eventualità che Buker potesse decidere di tornare a ritirare le sue cose. Kepler aveva controbilanciato l'ulteriore esborso di contanti con una rinnovata minaccia, tanto per avere la certezza che Wadlin comprendesse quali erano i suoi obblighi. Per dimostrare la sua buona volontà, Wadlin gli aveva rivelato che anche un investigatore privato di nome Parker gli aveva chiesto di Raum Buker. Ma Kepler non era preoccupato, anche dopo aver avuto qualche notizia sulla reputazione di Parker. Aveva vissuto troppo a lungo, e sotterrato troppi uomini curiosi, per temerne quell'ultima incarnazione. 
    Il nuovo motel non era molto meglio del precedente, ma le camere erano leggermente più grandi e la posizione più isolata. Nella quiete della stanza da bagno, Kepler si spogliò, si immerse nella vasca e si lavò con delicatezza. Il dolore aumentava di giorno in giorno, al punto che perfino il semplice tessuto aveva sulla sua pelle lo stesso effetto della carta vetrata, ma gli piaceva essere pulito. Quando ebbe finito si applicò un po' di profumo. La bottiglietta era quasi vuota, ma l'acqua di colonia era ormai più un'abitudine che una necessità. La usava da talmente tanto tempo che l'odore era ormai penetrato in lui, al punto che erano i suoi stessi pori a emanare un aroma di acqua di rose e zibetto.
    Alla fine si parò davanti allo specchio intero sulla porta, le rune tatuate sul suo corpo come la rappresentazione degli errori di una vita.
    E guardandosi vide strisciare qualcosa sottopelle. 

Will Quinn bussò alla porta di Dolors Strange, ma non ottenne risposta. Era già passato dallo Strange Brews, ma Dolors non vi era più tornata dal giorno prima, quando se n'era andata via presto dicendo di stare poco bene. Quella mattina aveva chiamato Faitha, la sua vice, per informarla che non si era ancora ripresa del tutto e che sarebbe rimasta a casa un altro giorno. E adesso Will si era presentato lì con un mazzo di fiori, ma solo per scoprire che l'auto non era nel vialetto e che in casa non c'era nessuno. E il cellulare di Dolors continuava a suonare a vuoto.
    Will abbassò tristemente gli occhi sui fiori. Non era un mazzo a buon mercato preso a una stazione di servizio: era andato appositamente da Sawyer & Company in Congress Street, e aveva scelto una confezione completa di nastro, fiocco e tutto il resto. E adesso, in piedi sui gradini con nessuno a cui offrirlo, si sentiva un po' un idiota, una specie di ragazzone cresciuto che fosse appena stato bidonato la sera del ballo di fine anno. Per un attimo pensò di lasciare i fiori nell'intercapedine tra la zanzariera e la porta, ma in quel modo temeva di schiacciarli. Sapeva che Dolors teneva qualche grande vaso accanto alla porta di servizio, quella che dava sulla cucina. Al momento erano vuoti, non essendo la stagione giusta per piantare fiori; forse avrebbe potuto usarne uno per infilarvi il mazzo, evitando così che venisse danneggiato o portato via dal vento.
    Si incamminò verso il retro della casa, ma quando vi giunse si arrestò di botto. Sulla porta era stato inchiodato uno scoiattolo morto e sventrato, e le sue interiora erano state attorcigliate sul gradino. Sul legno della porta era stato tracciato un segno col sangue dell'animale.

    Will Quinn lasciò cadere i fiori e prese il telefono.