John Connolly 

LE SORELLE STRANGE

Una novella di Charlie Parker in esclusiva per il web

Traduzione: Stefano Bortolussi

 

Disponibile anche in:

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9

All'incirca una settimana dopo l'episodio al Great Lost Bear, un poliziotto di South Portland mi riferì che Dolors Strange sembrava avere ripreso a frequentare Raum Buker. Qualche giorno dopo qualcun altro mi disse che Raum era stato visto nella zona di Old Port mentre mangiava vongole al vapore in compagnia di Ambar Strange. Quando passai dal ristorante per controllare se fosse vero, il ragazzo che li aveva serviti non fu in grado di confermare se la commensale di Raum corrispondesse alle caratteristiche fisiche di Ambar Strange. Ma Raum lo ricordava bene, sia per la dentatura troppo candida che per la generosa mancia in contanti che gli aveva lasciato. Il Raum Buker che conoscevo non era mai stato rinomato per la sua generosità, sia finanziaria che spirituale. A quanto pareva doveva essere entrato in possesso di un bel gruzzolo.
    Il terzo e più strano avvistamento era avvenuto al 33 Elmwood di Westbrook, dove Raum era stato riconosciuto mentre giocava a bowling insieme a entrambe le sorelle. Questa volta la veridicità della segnalazione non poteva essere messa in dubbio, poiché i tre erano perfettamente riconoscibili nelle registrazioni delle telecamere di sicurezza del bar. A giudicare dalle immagini sembravano addirittura divertirsi, per quanto fosse possibile vista la naturale propensione alla malinconia delle Strange e l'innegabile coinvolgimento di Raum nella serata.
    Ne parlai con Angel e Louis quando vennero a passare qualche giorno a Portland dalla loro New York. Dalla malattia di Angel avevano cominciato a trascorrere sempre più tempo dalle mie parti. L'appartamento che avevano nei pressi della Eastern Promenade aveva grandi finestre panoramiche su Casco Bay. La vista del mare acquietava lo spirito di Angel, e se Angel era felice lo era anche Louis. Certe coppie fanno così, a mano a mano che invecchiano. Evita un sacco di problemi.
    Li conosco da molti anni, Angel e Louis. Come le nostre strade si fossero incrociate è una storia a sé stante, ma loro erano rimasti al mio fianco dopo che Susan e Jennifer erano state uccise, e hanno continuato a esserlo negli anni a seguire. Sono rimasto al loro fianco anch'io, e se c'erano alcuni che si chiedevano perché un ex detective di polizia diventato investigatore privato frequentasse due criminali (Angel un ladro, Louis un mietitore di uomini, l'ultimo dei Falciatori), sapevano che avrebbero fatto meglio a non esprimere la loro opinione in nostra presenza.
    "Ma perché Buker?" chiese Angel davanti a un piatto di pollo fritto con salsa al miele al CBG sulla Congress. "Dopo tutto non c'è nessuno che ti paghi per tenerlo d'occhio."
    CBG era il nuovo nome del Congress Bar and Grill, che prima ancora si era chiamato Norm's. Ma per confondere ulteriormente le idee sull'arcano mondo dei bar di Portland, il vecchio Norm's si trovava sul lato opposto della strada. Era stato ribattezzato Downtown Lounge, ma alcuni tra i vecchi clienti continuavano occasionalmente a chiamarlo Norm's, anche dopo che il nuovo Norm's aveva aperto di fronte. Era così che a volte certi appuntamenti in città saltavano del tutto.
    "Non lo so," risposi. "Ma ti giuro che ogni sera prima di andare a letto lo sento ticchettare. Come una bomba che sta per esplodere."
    "L'ultima volta che l'ho visto non mi ha fatto una grande impressione," osservò Louis. "È anche vero che faceva fatica a parlare con la bocca piena."
    "Mi sa che sente ancora il sapore della tua pistola," dissi. "Ha fatto qualche commento poco gentile su di te."
    "Tipo?"
    "Ripeterli mi farebbe arrossire, ma limitiamoci a dire che i gay non sono il suo genere."
    Louis considerò il problema.
    "Forse ha solo bisogno di essere educato," concluse. «Hai presente, stimolato a cambiare opinione. Un incoraggiamento."
    "Stai suggerendo il sistema della carota e del bastone?"  
    "No, solo del bastone."
    "Un bastone a forma di pistola?"
    "Magari."
    "Oppure potremmo semplicemente tenerci alla larga," propose Angel, "e lasciare che gli eventi facciano il loro corso."
    Louis e io lo fissammo.
    "Giusto, quanto sono stupido," concluse lui. "Non so dove ho la testa."
    Riprendemmo a mangiare.
    Ma gli eventi fecero il loro corso, come sono soliti fare. Di lì a qualche giorno Raum Buker sarebbe riapparso nella mia esistenza, anche se non era quella la notizia peggiore.
    Raum Buker poteva anche essere un uomo spregevole, ma quello che l'avrebbe seguito era infinitamente peggio di lui. 


10

Il giorno dopo mi incontrai con Will Quinn al parco Two Lights di Cape Elizabeth. Il Lobster Shack affacciato sulla scogliera era ancora chiuso, e il vento che soffiava dal mare significava che c'era poca gente nei paraggi. I pochi che avevano scelto di passeggiare nei dintorni del faro tenevano la testa china, il che era ancora meglio. Per combattere il freddo avevo portato due caffè da asporto presi al C Salt Gourmet Market. 
    Conoscevo Will di vista, e quando ci incrociavamo scambiavamo sempre un cenno di saluto o due chiacchiere. Gestiva un'azienda di legname a York: più che altro vendeva abete canadese grezzo e pino essiccato, ma offriva anche un servizio di segheria su ordinazione, anche se venivi multato ogni volta che la lama toccava l'acciaio. I suoi indumenti mostravano sempre un velo sottile di segatura, così come la pelle e i capelli. Penso che a lui piacesse così, e in effetti un uomo può emettere odori peggiori di quello del legno. 
    Io non possiedo un ufficio, così come non ho una segretaria. Tengo tutti i dossier e le annotazioni sui casi nella mia abitazione, e quelli più vecchi in un deposito. Il mio cellulare funge da segreteria telefonica, e non accetto mai più casi di quanti ne possa agevolmente gestire. La casa è di mia proprietà, ho qualche risparmio in banca e il fatto di essere al soldo dell'FBI (i vostri contributi al lavoro) mi offre un margine di manovra che i miei colleghi, se ne fossero a conoscenza, mi invidierebbero. L'onorario federale, per quello che viene nebulosamente descritto come "servizio di consulenza", ha certe condizioni, ma sono abbastanza elastiche. A dire il vero in passato sono stato costretto a infrangerne un paio, ma solo come ultima risorsa. È capitato che l'agente speciale Edgar Ross, che è incaricato di gestire la collaborazione, mi abbia preso a male parole per averlo fatto, ma mi piace pensare che lo faccia perché tiene troppo a me. Mi piace pensarlo, ma so che non è vero.
    Quando devo incontrare un cliente in privato lo faccio a casa sua, o se non è possibile su un terreno neutrale e poco frequentato. Spesso uso il Bear di primo mattino, prima che apra i battenti alle 11,30, ma ho svolto colloqui in caffè, sul retro di librerie e perfino in una delle sale vuote del cinema Nickelodeon. A causa di alcuni dei casi in cui sono stato coinvolto, la mia faccia è più nota di quanto gradirei. Se qualcuno vi vede parlare con me, saprà che voi o chi per voi si trova probabilmente nei guai.
    Mi sono però reso conto che spesso è meglio incontrare i clienti all'aria aperta, passeggiando mentre si parla. È una soluzione meno formale e opprimente, e le persone si sentono più libere di confidarsi. Se non vogliono guardarmi in faccia, possono addirittura evitare di farlo. Si limitano a scaricarsi, e io le ascolto. Sotto questo aspetto non è molto diverso dal segreto del confessionale – a parte il mio onorario, a cui peraltro ho rinunciato abbastanza spesso da far venire gli incubi a chi gestisce i miei conti.
    Il parco Two Lights era un'idea di Will. Quando arrivai era già lì ad aspettarmi, in piedi davanti al Lobster Shack e intento a guardare le onde che si abbattevano sugli scogli come una figura di un dipinto del romanticismo ottocentesco, sempre che ci fosse stato qualcuno, fra gli artisti dell'epoca, che prediligeva modelli vestiti con camicie a quadri da boscaiolo. Will era un ometto barbuto sulla cinquantina, celibe e senza figli. Lo avevo sempre trovato timido, perfino un po' ingenuo, come se le quotidiane crudeltà del mondo continuassero a stupirlo.
    Gli porsi uno dei caffè con due bustine di zucchero e uno stecchino nel caso lo avesse preferito dolce. Lui le versò entrambe, e ci incamminammo parlando del tempo e del suo lavoro. Mi chiese notizie di Rachel e Sam e io risposi che stavano bene, e che in generale il Vermont le trattava bene. Rachel e io non stavamo più insieme, ma amavamo entrambi nostra figlia e provavamo affetto l'uno per l'altra. I momenti difficili erano in gran parte superati. 
    Dopo cinque minuti Will arrivò finalmente al motivo per cui mi aveva chiesto di venire. 
    "Conosci Raum Buker?" mi chiese.
    "Sì, conosco Raum."
    "Siete amici?"
    "No, non ho ancora toccato il fondo."
    "È quello che avevo sentito dire. Volevo solo esserne sicuro prima di andare avanti." Bevve un altro sorso di caffè. "Di solito ci metto più zucchero," disse.
    "Se vuoi posso andare a prendere qualche altra bustina, ma sarei costretto a metterti in conto la trasferta."
    "Sopravvivrò."
    "Immaginavo che avresti detto così. Qual è il problema con Raum?"
    "Sto frequentando una persona," rispose. "Una donna," soggiunse tanto per chiarire. "E mi piace molto."
    "Be', è una buona notizia," dissi pur sapendo che non doveva esserlo del tutto, poiché altrimenti non saremmo stati lì. 
    "Lo era finché non è arrivato Raum Buker," precisò Will, "visto che la donna in questione è Dolors Strange."


11    

Non so perché mi sorprese tanto sapere che Will Quinn e Dolors Strange potevano essere una coppia. Forse perché mi pareva inverosimile che uno come Will potesse condividere le sue attenzioni romantiche con Raum Buker, e ancora di più che tali attenzioni fossero gradite. Era come scoprire che a qualcuno piaceva ascoltare simultaneamente il death metal e Philip Glass. 
    "Da quanto va avanti?" domandai.
    "Tra me e Dolors? Saranno quattro mesi. È cominciato quando è venuta a comprare del pacciame di corteccia per il suo giardino."
    Il che, immaginavo, era quello che passava per incontro romantico nel settore del legname.
    "Non ti aveva mai detto dei suoi trascorsi con Raum?"
    "Non avevo idea che fossero stati insieme finché lui non è ricomparso in città. Conduco un'esistenza tranquilla, forse troppo. Dovrei uscire di più."
    "Non fartene una colpa," lo consolai. "Il tempo passato a ignorare l'esistenza di Raum Buker non è mai tempo sprecato. Ma te lo devo chiedere: perché ne stai parlando con me?"
    "Perché Raum ha una pessima influenza su Dolors, e temo che lei ne sia terrorizzata."
    "Te l'ha detto di persona?"
    "Più o meno, appena prima di aggiungere che avremmo fatto meglio a non vederci per un po'."
    Forse era il vento, ma i suoi occhi si stavano velando di lacrime. Se li asciugò con la manica del giaccone.
    "Fastidiosa questa brezza, vero?" dissi.
    "'Quando il vento soffia da levante, non scalda la vivanda il viandante'," recitò Will. "Lo diceva sempre mia madre. Non ricordo il resto, ma la frase sul vento di levante mi è rimasta impressa. Ora che ci penso, non credo che mia madre mi abbia mai detto come prosegue. Le volevo un gran bene, ma in vita sua non ha mai retto un bicchiere che non fosse mezzo vuoto."
    Poco più in là, un grosso gabbiano dal dorso nero appollaiato su una roccia affondò il becco nel ventre molle di un granchio. La forza dell'impatto fece rotolare il granchio sugli scogli appena sotto, e il gabbiano lo seguì. La scenetta non fece nulla per alleviare l'umore generale. 
    "Dolors ti ha detto perché non ti voleva più vedere?" domandai.
    "Certo che me l'ha detto. Per via di Raum."
    Will mi guardò come se pensasse che solo un idiota avrebbe potuto fare una domanda simile e che forse non aveva fatto così bene a rivolgersi a me nel momento del bisogno.
    "Intendevo dire, l'ha fatto perché aveva intenzione di rimettersi con lui o perché aveva paura di quello che poteva succederti se Raum ti avesse sorpreso a scaldarti i piedi al suo focolare?"
    Ci rifletté per qualche istante. 
    "Nessuna delle due alternative è particolarmente lusinghiera nei miei riguardi, vero?"
    "Non ha importanza se sia o non sia lusinghiero, e tutto quello che mi dirai resterà tra noi."
    Sospirò.
    "Credevo che tra noi ci fosse qualcosa di vero. E vorrei crederlo ancora. Avevo addirittura cominciato a pensare di, hai presente…"
    "Sposarla?" 
    La domanda tradì più incredulità del previsto, e Will non poté fare a meno di notarlo.
    "È una brava donna," disse in tono di rimprovero, "una volta che la conosci."
    Gli chiesi scusa. "Dunque è la seconda alternativa. Pensi che volesse proteggerti?"
    "Il che in ogni caso non mi lascia con una grande opinione di me stesso. Vorrei tanto saltare addosso a Raum Buker con una chiave inglese, ma a cosa servirebbe? Non sono il tipo del combattente. Farei la fine di quel dannato granchio."
    Il gabbiano aveva recuperato la sua colazione, e stava sgranocchiando una zampa del granchio mentre il resto della creatura dondolava impotente nel vuoto. Speravo che il granchio fosse morto, se non altro. Il mondo non era certo a corto di dolori e sofferenze. Il gabbiano aggiustò la presa col becco, lanciò il granchio in aria e lo riprese al volo. Il guscio si spezzò con uno schiocco e metà granchio cadde sulla roccia, mettendo fine alla questione.
    "Non se lo colpisci alle spalle," obiettai.
    "Altra cosa che non sarei in grado di fare. E con la fortuna che ho, probabilmente lo mancherei."
    Non mi dispiaceva parlare con Will Quinn, né offrirgli una spalla amica a cui appoggiarsi, ma non riuscivo a capire cosa potessi fare per i suoi problemi.
    "Sono un investigatore privato, Will, non un terapeuta di coppia. C'è un limite a quello che posso fare per te."
    Will si voltò e mi guardò in faccia.
    "Ma questo non è solo un problema di coppia," ribatté. "Ha anche a che fare con l'occulto."
 


12

Will Quinn era un bravo cristiano. Ogni domenica andava a messa alla chiesa episcopale di St. George, e ogni Natale la sua ditta elargiva generose donazioni alle opere di carità locali. Non sapevo bene quali potessero essere le sue esperienze con l'occulto, ma ero pronto a scommettere che fossero alquanto ridotte, limitate ai film dell'orrore che gli avevano tolto qualche ora di sonno. 
    "Hai rivisto Buker da quando è tornato in città?" mi chiese.
    "Una volta. Non contavo su una replica."
    "Hai notato il tatuaggio più recente che si è fatto, quello sul braccio?"
    "Sì. È un pentacolo."
    "Lo so, ho controllato su Internet. È un simbolo occulto. Viene usato per evocare gli spiriti."
    La cosa migliore di Internet è che è facilmente accessibile a quasi tutti. La cosa peggiore, d'altro canto, è che è facilmente accessibile a quasi tutti. Tecnicamente quello che Will aveva letto era vero, ma a un livello più benigno il pentacolo simbolizzava anche il ciclo della vita e le connessioni tra i cinque elementi. Glielo feci notare.
    "E tu credi che Raum Buker se lo sia fatto tatuare perché è interessato al ciclo della vita?" ribatté. "Non hai detto che lo conoscevi?"
    Non aveva tutti i torti. Raum non sembrava il tipo da pensare al ciclo della vita, e l'unico modo in cui il termine "benigno" poteva essere collegato a lui era se gli fosse venuto un tumore.
    "Will, metà degli stronzi che finiscono al fresco ne escono tatuati. Hai idea di quante svastiche invertite abbia visto sulle schiene degli ex detenuti? Molti di loro sono talmente stupidi da fare casino anche con una cosa così semplice. La vedono solo allo specchio e pensano che sia giusta."
    "Ma questa non è una svastica, e Raum può essere molte cose, ma non è uno stupido. Perfino Dolors lo ha trovato cambiato. E io sono in pensiero per lei."
    "Cambiato come?"
    "Più cattivo, più rabbioso. Le ha detto che non dorme bene. E…"
    Will esitò.
    "Coraggio," lo incitai.
    "Puzza di bruciato."

Osservai Will Quinn mentre si allontanava in macchina. Se non proprio contento, era leggermente meno infelice di quando era arrivato. Mio malgrado avevo accettato di parlare con Dolors Strange riguardo a Raum Buker. Will voleva assolutamente pagarmi, e alla fine avevo acconsentito a farmi retribuire le ore di lavoro senza alcun anticipo. In realtà non mi aspettavo di fatturargli più del tempo che avrei impiegato a recarmi nel locale di Dolors Strange, farmi mandare a quel paese, trovare un altro posto in cui prendere un caffè e tornare a casa.
    Prima che Will se ne andasse, gli avevo chiesto notizie dei rapporti tra Dolors e sua sorella Ambar.
    "Migliori che in passato," aveva risposto. "La madre è morta a marzo dell'anno scorso, e con la sua scomparsa si sono rese conto di non avere nessun altro. E il fatto che Buker non fosse nei paraggi ha contribuito a placare le acque."
    "E adesso che è rientrato in scena?"
    "Credo che voglia che le cose tornino com'erano un tempo."
    Il sottotesto sembrava riempirlo di imbarazzo, e non potevo biasimarlo.
    "E le sorelle Strange come la pensano?" 
    "Dolors dice di non volerlo più nella sua vita, che non devo preoccuparmi. Sostiene che non succederà mai."
    "E Ambar?"
    "A sentire Dolors, Ambar la pensa allo stesso modo."
    "In tal caso, un paio di sere fa cosa facevano insieme a Raum in quel bowling di Westbrook?"
    Will aveva scrollato le spalle con fare miserando.
    "Non lo so proprio."


13

Il caffè gestito da Dolors Strange si chiamava Strange Brews, Strani Infusi, e fin lì nessuna sorpresa. Personalmente non ne avevo mai varcato la soglia, poiché non avevo intenzione di bere caffè o mangiare dolciumi preparati da qualcuno che aveva avuto contatti intimi con Raum Buker. L'interno del locale, come si confaceva al nome, era arredato come la tenda di un'indovina al luna park, con grandi tendoni rossi e cuscini imbottiti, cristalli, incensi, olii, candele e libri New Age in vendita insieme a muffin, biscotti e doughnut. Alle pareti erano appesi dipinti e disegni che potevano essere considerati artistici dal genere di persona che sognava di possedere un unicorno. 
    Al mio arrivo non c'era nemmeno un cliente, possibile conseguenza della musica diffusa in sottofondo, che sembrava composta per il funerale di un elfo. Dolors Strange era alla cassa, e al banco c'era una ragazzina con una soglia del dolore molto alta. A volte mi domandavo cosa avrei detto se un giorno Sam avesse deciso di percorrere la strada dell'intensa mortificazione corporale. Se davvero avesse voluto soffrire, avrei potuto suggerirle di arruolarsi nei Marine, o diventare una tifosa dei Browns.
    Dolors Strange aveva poco più di quarant'anni, ma ne dimostrava di più. Non si tingeva i capelli, ma il grigio in qualche modo le donava, e la severità che in giovane età era così incongrua 
sembrava ora più appropriata ai suoi anni. Nessuno l'avrebbe definita bella, tranne forse Will Quinn, ma aveva un aspetto interessante, forse addirittura attraente nella sua austerità da statua cimiteriale. Era intenta a contare le monete in cassa nelle dita lunghe e delicate. Le sue unghie erano laccate di viola. Era lo stesso colore delle vene che le spiccavano sul dorso delle mani, come se il sangue deossigenato le si fosse accumulato sulla punta delle dita.
    "Ms. Strange?" esordii facendo per mostrarle la licenza. "Potrei scambiare due parole con lei? Mi chiamo…"
    "So benissimo chi è," ribatté lei dandomi la più sfuggente delle occhiate. «Leggo anch'io i giornali. E forse posso anche indovinare il motivo della sua visita. Adesso cos'ha combinato?"
    "Chi?"
    "Raum. Che altro motivo avrebbe per voler parlare con me? Non può essere così a corto di conversazioni da ridursi a importunare gli estranei."
    Il suo tono pareva sottintendere che fosse la sua famiglia, e soltanto la sua, quella nelle cui faccende avevo scelto di intromettermi. 
    "In effetti, questo riguarda anche Raum," ammisi.
    "Non sono la sua guardiana. Se ha un problema con Raum, ne parli con lui." Finì di contare e mi dedicò finalmente tutta la sua attenzione. "A meno che lei non lo faccia solo quando ha i suoi gorilla a proteggerla. Ho saputo della volta che gli avete ficcato una pistola in bocca."
    "La pistola era un'ultima risorsa." 
    "Non nel suo caso, se quello che ho sentito è vero." 
    "Così mi ferisce," dissi. "Se ha finito, gradirei parlarle in privato."
    "Sì, ho finito, ma lo stesso vale per questa conversazione. Se Raum viene a sapere che è stato qui, finirò in un mare di guai. Non prova alcuna simpatia per lei, Mr. Parker."
    "C'è chi teme che lei sia già in un mare di guai, Ms. Strange."
    Dolors mi guardò socchiudendo gli occhi, e le sue labbra riuscirono incredibilmente a diventare ancora più sottili. Per un attimo temetti che stesse per esplodere dalla rabbia, ma poi la sua tensione si allentò almeno in parte, lasciando trapelare qualcosa di simile alla rassegnazione o al rimpianto.
    "Posso indovinare a chi si riferisce," disse. "Ma dica a Will che non ha motivo di preoccuparsi. Raum sono in grado di gestirlo." 
    Fu solo il più lieve dei tremori nella voce e nelle mani a smascherare la menzogna. 


14

Con Dolors Strange era andata male – non che avessi anticipato un risultato migliore, ma se non conserviamo l'ottimismo che cosa ci resta? La scelta più sensata sarebbe stata lavarsene le mani e consigliare a Will Quinn di tornare al suo mucchio di pacciame nella speranza che l'amore, dopo averlo trovato lì la prima volta, potesse decidere di ripassare.
    D'altra parte, ogni essere umano contiene in sé un impulso autodistruttivo. Il modo più classico in cui si manifesta di solito è la dipendenza (dal cibo, dalla droga, dall'alcol, dal sesso, dal gioco d'azzardo e dalla violenza, poiché anch'essa dà assuefazione), ma anche i più disciplinati tra noi a volte ne sentono l'eco o vedono, per un istante, il mondo attraverso le sue lenti. È la voce che ti parla quando percorri il ciglio di un dirupo, appena prima di mostrarti la visione del tuo corpo che precipita sulle rocce sottostanti. E più sei vulnerabile, più diventa insistente. Gli unici a non esserne perseguitati sono i morti.
     E così, dopo l'insuccesso con Dolors Strange pareva quasi naturale corteggiare il fallimento anche con la sorella minore. Il mercoledì lo studio dentistico in cui lavorava Ambar Strange era aperto solo mezza giornata, come scoprii soltanto quando mi ci recai. Avrei dovuto interpretarlo come un segno, ma a quel punto la decisione era presa, e così proseguii fino alla sua abitazione. 
    Ambar Strange viveva in un cottage stile Cape Cod con due camere da letto nei pressi di Railway Avenue. Il valore di mercato della casa si aggirava sui 300.000 dollari. I registri immobiliari mostravano che Ambar l'aveva acquistata nel 2015, pagandola poco più di 200.000 dollari, il che significava che era stata un buon investimento. Era tinteggiata di un color ocra bruciato con finiture bianche, e la porta d'ingresso era protetta da un piccolo portico esageratamente ornato che le dava l'aspetto della classica casetta di marzapane. Per completare l'immagine mancava solo una strega, ma in quel caso dovetti accontentarmi di un orco.
    Raum Buker sbucò dal retro del cottage, seguito da Ambar Strange con le mani immerse nelle tasche di un gilet trapuntato. Aveva sei anni e quindici centimetri meno di Dolors, ed era abbastanza in carne da ammorbidire le spigolosità della sorella. Aveva capelli di un rosso vivo ottenuto con l'ausilio di un flacone di tinta, raccolti in una coda di cavallo che le ricadeva sulla spalla sinistra. Indossava un maglione sotto il gilet, jeans e Timberland marroncine. Lei e Raum parlottarono per qualche minuto accanto alla porta di casa. Quando lui si piegò in avanti per baciarla – poiché Raum superava il metro e ottanta di altezza – lei ruotò leggermente la testa, offrendogli la guancia al posto della bocca. Lui ci riprovò, questa volta afferrandole il mento con la mano destra, ma lei si ritrasse. Lui non apprezzò, e glielo fece capire. A gran voce. Col finestrino abbassato potei sentire tutto.
    "Vaffanculo," disse Raum. "Mi hai chiesto tu di venire."
    "Perché avevo bisogno di aiuto, non per questo." 
    "È un vetro danneggiato. Se hai bisogno di aiuto, chiama un vetraio."
    Raggiunse la sua auto a passi rabbiosi. Raum Buker: gentiluomo in visita, consolatore degli afflitti. Guidava una Chevy Monte Carlo rossa in pessime condizioni. Se l'aveva pagata più di cinquecento dollari, voleva dire che era stato derubato.
    Lo speravo tanto.
    Ambar Strange rientrò in casa e si chiuse la porta alle spalle, il che significa che non vide ciò che accadde subito dopo. Giunto alla sua auto, Raum si arrotolò la manica della giacca e cominciò a grattarsi il recente tatuaggio del pentacolo sul braccio. Forse gli prudeva perché si stava cicatrizzando; non essendomi mai fatto un tatuaggio, non posso dirlo con certezza. Ma a mano a mano che proseguiva sotto i miei occhi, Raum smise semplicemente di grattarsi e cominciò a lacerarsi la pelle, affondando le unghie sempre più a fondo nella carne, finché il sangue cominciò a colargli lungo il polso e sul palmo della mano e a sgocciolargli dalle dita. E malgrado il dolore che di sicuro si stava infliggendo, la sua espressione non mutò mai. 
    Il suo volto rimase sempre una maschera di assoluto scoramento. 

15

Una volta ho conosciuto uno scrittore convinto che certi individui fossero così moralmente corrotti che le loro depravazioni trovavano espressione fisica; che, in altre parole, le loro deturpazioni morali si manifestavano come alterazioni di forme e lineamenti. La sua mi pareva una variante delle teorie frenologiche o fisiognomiche, convinzioni pseudoscientifiche ormai screditate secondo le quali la forma di un cranio o di un volto poteva rivelare i tratti essenziali di una personalità. Se così fosse stato, il lavoro delle forze dell'ordine sarebbe diventato significativamente più facile: sarebbe stato sufficiente imprigionare tutti i brutti.
    Ma il male – quello vero, non l'umana cattiveria originata da paura, invidia, collera o avidità – è abile a nascondersi, poiché la sua intenzione è quella di sopravvivere e perseverare. Si rivela solo quando è pronto oppure è costretto a farlo. Nemmeno il male sfugge alle leggi di natura.

Certe specie di vespe parassite posano le uova sulla superficie o all'interno di organismi ospitanti, nella maggioranza dei casi bruchi. L'iniettore, noto anche come endoparassitoide, cerca di introdurre le proprie uova nell'ospite, il quale, in caso di successo, continuerà nel suo processo di crescita senza essere ostacolato dall'organismo che porta in sé.
    Ma la vespa deve prendere certe precauzioni. Il bruco riconosce istintivamente il pericolo rappresentato dal predatore, e non gradisce di essere divorato vivo dall'interno. Si agita e si contorce. Morde o secerne veleno dalla pelle. E se oppone sufficiente resistenza, può anche succedere che abbia la meglio.
    Ma spesso non combatte a sufficienza.
    Spesso non combatte affatto.
    Quando ha finito di posare le uova, la vespa contrassegna l'ospite con un marcatore chimico. Non vuole ritrovarsi a iniettare due volte lo stesso organismo, né che venga preso di mira da altre vespe. Ma anche a questo punto il bruco non ha perso del tutto la battaglia contro l'infezione letale. Se l'istinto e le forze che gli restano glielo permettono, può ancora cercare di liberarsi dei parassiti ingerendo alcaloidi emessi da certe piante. Eppure non tutti gli ospiti infettati cercano di farlo. Il perché non è chiaro.
    L'ospite che non lotta, che non si purifica, finisce per soccombere. Le uova crescono assorbendone i fluidi corporei, fino al punto in cui si schiudono e le larve si nutrono dei tessuti interni circostanti, sbranandoli fino a emergere dall'ospite, che a quel punto muore. Fino a quel momento rivelatore, tutto quello che si vede dall'esterno è una creatura che conduce la sua vita, danneggiata nel profondo ma apparentemente immutata. 

Sono giunto a credere che Raum Buker potesse essere stato infettato da qualcosa di orribile, anche se perfino col senno di poi, e con qualche lacunosa conoscenza degli eventi successivi, non sono sicuro di cosa fosse. Immagino che la sua immunità alla contaminazione – poiché soltanto i peggiori tra noi vengono al mondo privi di una qualche protezione – fosse stata compromessa da certi difetti di natura ed educazione, lasciandolo vulnerabile ai predatori. E mi piace pensare che avesse cercato di combattere. Potrai anche sbagliarmi. Quella a cui assistetti quel giorno davanti a casa di Ambar Strange poteva essere semplicemente la reazione di un uomo spinto ad automutilarsi da una ferita infetta, ma ho la sensazione – la speranza – che fosse qualcosa di più.
    Credo che Raum Buker stesse cercando di liberarsi di qualcosa prima che fosse troppo tardi. 


16

A differenza di sua sorella, Ambar Strange non mi riconobbe subito né si mostrò particolarmente risentita per la mia presenza. È tuttavia possibile che quando aprì la porta si aspettasse di rivedere un Raum Buker pentito, poiché parve simultaneamente delusa e sollevata, una combinazione difficile da ottenere. Sembrava anche stanca, in preda al genere di spossatezza causata dall'accumulo di più di una notte insonne.
    Le mostrai la mia licenza, e nel fare due più due lei aggrottò la fronte.
    "Lei è quello che ficcò una pistola in bocca a Raum?" chiese.
    "Fu il mio collega a farlo."
    "E lei non cercò di impedirglielo?"
    "È difficile dissuaderlo, quando si è messo in testa una cosa."
    Rifletté per un istante.
    "Probabilmente Raum se l'era cercata," disse alla fine. "Mi sorprende che non sia accaduto più spesso."
    Aveva ancora in mano la mia licenza. La guardò di nuovo, e i suoi processi mentali voltarono pagina.
    "Per chi sta lavorando?" domandò. "È così che funziona, giusto? Voi investigatori privati non siete certo la polizia. È qui per Raum o per me?"
    "Più che altro per Raum. Sto lavorando per una persona che è in pensiero per sua sorella."
    "Will Quinn," disse lei rischiarandosi in volto. "Giusto?"
    "Sì, lavoro per Will."
    "È un uomo dolce. Ce ne sono di molto peggiori."
    "Come Raum?"
    Il sorriso svanì.
    "Certo, come Raum."
    Spostò lo sguardo sulla strada senza uscita, in cerca della sua auto.
    "Se n'è andato," le dissi. "L'ho visto partire."
    "Tornerà."
    "Non ne sembra molto felice."
    "Come il suo amico con la pistola, anche Raum è difficile da dissuadere una volta che si è fatto un'idea."
    "E che idea sarebbe?"
    Mi diede un'occhiata glaciale.
    "Lei cosa pensa?"
    Non era facile sapere come reagire alle singolari intese sessuali delle sorelle Strange, passate o presenti, senza sembrare lubrichi o pudibondi. Il loro era il genere di groviglio che ti faceva venir voglia di prendere David Crosby per la collottola nel bel mezzo di "Triad", la sua ode al troilismo, e dirgli: Vedi, David? È per questo che non potete andare avanti in tre. 
    "Posso entrare?" chiesi.
    "Raum non lo apprezzerebbe."
    "Raum non lo saprebbe."
    Ambar Strange incrociò le braccia sul petto. Faceva freddo, e aveva motivo di rabbrividire, ma in quel caso il clima non c'entrava.
    "Lo saprà," disse con un filo di voce.
    Ripensai a sua sorella e al tremore che aveva tradito. Rividi Raum Buker mentre si grattava il tatuaggio fino a sanguinare. Erano tre persone spaventate, ma non sapevo se avessero paura della stessa cosa. La sensazione era che le sorelle Strange temessero Raum, ma non sembrava che Raum avesse motivo di temere loro. 
    "Ms. Strange," ripresi, "per quale motivo Raum è tornato a Portland?"
    "Ha scontato la sua pena. Perché non sarebbe dovuto tornare?"
    La mia esperienza di investigatore mi fece capire che stava cercando di eludere la domanda.
    "Sa dove era stato incarcerato?"
     "East Jersey."
    Avevo sentito dire che Raum era finito in galera nel New Jersey. Non avevo chiesto più dettagli perché mi era bastato sapere che fosse al fresco, da qualunque parte.
    "Ha idea del perché?"
    "Perché l'avevano beccato."
    "Divertente. Nient'altro?"
    "Glielo chieda lei."
    "È una prospettiva che mi fa ben sperare," dissi. "Ma in attesa del lieto evento, il Maine è molto grande, e Raum e Portland non sono mai andati d'accordo. C'è una quantità di altri posti in cui sarebbe potuto andare attirando meno attenzioni. È tornato qui per lei o sua sorella?"
    Il suo volto tradì una contrazione, come se avessi toccato una vecchia ferita. La risposta giunse prima che avesse il tempo di impedirlo.
    "No, sta aspettando," disse, riuscendo a caricare quell'ultima parola di una generosa dose di disprezzo.
    "Aspettando cosa?"
    Disincrociò le braccia e fece un gesto sdegnoso con la mano destra. 
    "Oh, chi lo sa. Raum ha sempre un piano per fare soldi facili. Dio non voglia che si guadagni onestamente da vivere."
    "Le ha detto in cosa potrebbe consistere questo piano?"
    Scosse la testa. "Di soldi ne ha, ma dice che ne arriveranno altri. È tutto quello che so. Ma perché le sto dicendo queste cose? Gesù, non dovrei neanche rivolgerle la parola. Se ne vada. Non ho altro da aggiungere."
    Fece per rientrare in casa. Il mio tempo con lei stava per scadere.
    "Un'ultima domanda," dissi.
    In preda alla frustrazione, batté delicatamente la testa contro il montante della porta.
    "Cos'altro vuole sapere?"
    "Di cosa stavate discutendo lei e Raum?"
    "Ci ha visti?"
    "In parte. E ho sentito qualcosa."
    "Ieri sera il vetro della porta di servizio è rimasto danneggiato. Ero preoccupata, temevo che qualcuno avesse cercato di penetrare in casa, ma Raum ha detto che probabilmente è stato solo un animale."
    "Che cosa glielo fa pensare?"
    "La zanzariera è squarciata e il vetro è pieno di graffi."
    "Le dispiace se do un'occhiata?" domandai.
    "Sì, mi dispiace."
    E con questo, Ambar Strange mi chiuse la porta in faccia.