John Connolly 

LE SORELLE STRANGE

Una novella di Charlie Parker in esclusiva per il web

Traduzione: Stefano Bortolussi

 

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17

A quel punto avrei dovuto avere ben chiaro che le faccende di Raum Buker e delle sorelle Strange, qualunque forma o combinazione potessero assumere, non erano davvero fatti miei. Nessuna delle due sorelle aveva mostrato di apprezzare il mio interessamento, ed era improbabile che Raum Buker potesse invertire quella tendenza. Dal canto mio, tuttavia, avevo trasformato la curiosità in una vocazione, ed era ormai troppo tardi per cercarmi un altro lavoro.
    Ma non era solo una questione di ostinazione personale. I problemi seguivano Raum come cagne in calore, e ora li aveva condotti fino alla porta delle sorelle Strange. Le quali potevano anche considerarsi capaci di tenerlo a bada, e in circostanze normali avrebbero anche avuto ragione: Raum non era in grado di competere con due donne intelligenti, poiché molti uomini non sono neanche in grado di competere con una. Ma era difficile assistere alla scena di un uomo che si strappava lembi di pelle da un braccio, specialmente se quel qualcuno aveva alle spalle una storia come quella di Raum Buker, senza preoccuparsi per chi poteva trovarsi nella sua orbita. Se mi fossi disinteressato della cosa e poi fosse accaduto qualcosa a una o entrambe le sorelle Strange avrei dovuto convivere con la mia inazione, e personalmente avevo già sensi di colpa sufficienti per due vite intere. 
    Andai a pranzo alla Bayou Kitchen, approfittandone per fare qualche telefonata e ricerca su Internet. Raum Buker aveva effettivamente scontato una pena nel carcere di stato dell'East Jersey, ai sensi dell'articolo 2C del codice penale del New Jersey: cinque anni per omicidio colposo, la pena minima per quel genere di crimine. Aveva ucciso un certo Clayton Dempsey a Lindenworld, durante una lite per un parcheggio che era proseguita in un bar. Lì la diatriba era degenerata; Dempsey aveva minacciato Raum con una bottiglia rotta, e Raum lo aveva pugnalato a morte con il coltello usato dal barista per affettare i limoni.
    In seguito due dei testimoni avevano ritrattato le loro deposizioni, sostenendo che in realtà Dempsey non avesse mai impugnato la bottiglia, ma a quel punto nelle menti dei giurati erano stati seminati abbastanza dubbi da evitare a Raum una condanna da dieci a trent'anni per omicidio di primo grado. Era stata accolta l'attenuante della ragionevole provocazione nella foga della passione, e Raum si era beccato cinque anni. Ai sensi delle direttive statali sul minimo obbligatorio della pena aveva passato cinquantatré mesi in prigione. Il carcere di East Jersey era la seconda struttura correzionale più vecchia dello stato, con sezioni di massima, media e minima sicurezza. Non era un posto facile in cui scontare una sentenza, e nessuno sarebbe tornato volentieri a godere della sua ospitalità, ma era sempre meglio della prigione di stato del New Jersey di Trenton, che era di una cupezza infernale e notoriamente violenta. Se quel pentacolo tatuato rappresentava il totale degli sfregi ricevuti nei cinque anni trascorsi nel sistema carcerario del New Jersey, Raum Buker poteva quasi considerarsi fortunato.
    Ma ero curioso di scoprire quali compagnie avesse frequentato al fresco. L'uomo che esce di prigione e si fa tatuare il simbolo delle SS sulla spalla ha trascorso il suo tempo con i suprematisti bianchi. Quello che sbuca con un tatuaggio dei Pagans probabilmente si metterà a sondare il mercato delle moto. Ma un prigioniero che torna in libertà con un simbolo occulto sul braccio deve avere frequentato gente davvero strana.


18

Raum Buker aveva preso un alloggio temporaneo al Braycott Arms, nei pressi di Cumberland Avenue. Il Braycott aveva un passato di hotel ferroviario, quando la Union Station si trovava ancora in St. John Street. Nel 1961 la stazione era stata demolita per far posto a una piazzuola commerciale che non era mai piaciuta a nessuno, malgrado a quei tempi il futuro avesse l'aspetto, l'odore e il suono di un'automobile. Ma anche per gli standard della più grandiosa architettura ottocentesca, la vecchia stazione era stata qualcosa di speciale, progettata per assomigliare a un castello medievale francese con una svettante torre dell'orologio e muri di granito rosa. Quando avevano abbattuto la torre la gente aveva pianto, o almeno così raccontava mio nonno.
    Nessuno invece avrebbe versato lacrime per la demolizione del Braycott Arms, specialmente se avesse coinvolto certi suoi occupanti. Già ai vecchi tempi il Braycott ospitava una clientela di classe inferiore di quella che si poteva trovare nel vicino Inn at St. John, il quale si era poi reinventato come piccolo albergo di lusso. Al contrario, gli attuali proprietari del Braycott avevano la fama di tollerare i comportamenti antisociali fino al punto di incoraggiarli attivamente, e se avessero svolto controlli sui precedenti dei loro locatari ogni singola stanza del complesso sarebbe rimasta vuota. Non era un posto da poter chiamare casa, ma solo uno da dove poter chiamare casa. Gli agenti di vigilanza cercavano di scoraggiare i detenuti appena usciti di prigione dall'alloggiarvi, ma a volte questi ultimi non avevano molta scelta, poiché la maggior parte dei proprietari di case era comprensibilmente riluttante a ospitare malfattori entro le loro mura. Il risultato era che il Braycott conteneva spesso più fedine penali sporche del carcere di contea di Cumberland. 
    A gestirlo era da tempo un certo Bobby Watlin, che viveva e lavorava in un appartamento con camera singola appena dopo l'ingresso, e che sudava anche quando stava perfettamente immobile. Passava gran parte della giornata dietro uno schermo di plexiglas pieno di graffi con una fessura per ritirare il denaro e consegnare chiavi e corrispondenza, e non si sapeva se si fosse mai preso una vacanza. In caso di dispute sugli affitti o sui danni faceva mostra di assumersi suo malgrado il compito di esercitare un'influenza moderatrice sugli invisibili proprietari, come Simone di Cirene obbligato ad aiutare Gesù a trasportare la croce sul Calvario. Essendo lui stesso uno dei proprietari, insieme a due fratelli e una cognata che a parte gli assegni degli affitti non volevano avere niente a che fare con il Braycott, i negoziati non duravano mai molto, e di solito si concludevano in modo insoddisfacente per i locatari. 
    Quando arrivai al Braycott, Wadling era seduto come al solito dietro lo schermo, intento a guardare un vecchio western in bianco e nero su un televisore portatile collegato a un lettore DVD. Wadling guardava di continuo vecchi western in bianco e nero. Anche se erano prodotti a colori, modificava il settaggio del televisore per vederli in versione monocroma. Probabilmente in questo era sottesa una qualche metafora, ma anche se vi fossi arrivato non mi avrebbe portato a provarne più simpatia di quella che provavo, che era pari a zero. Nonostante il freddo indossava una camicia a maniche corte e una cravatta che solo un cieco avrebbe potuto sfoggiare, la virulenza dei cui colori era forse un tentativo di compensare l'assoluto grigiore del resto della sua esistenza.
    "Bobby," lo salutai.
    Lui non staccò gli occhi dallo schermo.
    "Sto guardando un film."
    "Raum Buker."
    "Cosa vuoi sapere?"
    "È in camera?"
    Distolse gli occhi dal televisore per il tempo appena sufficiente a controllare le chiavi appese ai ganci. Gli inquilini non potevano portarle con sé fuori dal palazzo, nemmeno per brevi periodi, nell'eventualità che cadessero nelle mani sbagliate e venissero usate per penetrare clandestinatemente nel Braycott allo scopo di disinfettarlo.
    "Uscito," disse.
    "Vorrei dare un'occhiata alla sua stanza."
    "I nostri ospiti si aspettano riservatezza e sicurezza."
    Infilai un biglietto da venti dollari nella fessura, immaginando che Will Quinn avrebbe coperto la spesa. Da parte sua, Wadlin stava abbastanza bene che se avesse voluto si sarebbe potuto offendere per il tentativo di corruzione, ma non optò per quella scelta. Fare qualcosa in cambio di niente andava contro ai suoi principi, o a quelli che passavano per principi nella sua totale assenza di valori. Sapeva anche se non mi avesse aiutato avrei trovato il modo di rendergli la vita difficile, poiché quella non era la prima volta che facevo una visita interessata al Braycott e probabilmente non sarebbe stata l'ultima. 
    Pescò una chiave di riserva da un cassetto, lasciando l'originale sul gancio nell'eventualità che Raum Buker rientrasse.
    "Non trattenerti troppo." 
    "Cercherò di non far volare troppa polvere."
    "Bravo," disse rimettendosi a guardare il film. "Io avverto i ratti che stai salendo."


19

Le stanze del Braycott Arms erano più grandi di quelle del tipico albergo moderno ma più piccole del classico monolocale. Le scale e i corridoi odoravano di cibi cotti e bucato, e da dietro le porte chiuse si sentiva un miscuglio di musica e chiasso di televisioni accese. Le pareti erano scrostate, i pavimenti di legno consumati, e il soffitto mostrava più crepe di un dipinto medievale. 
    Raum Buker occupava una stanza d'angolo al secondo piano. Salendo incrociai un solo altro inquilino, ma era talmente immerso in una trattativa telefonica su un acquisto d'erba che non mi notò nemmeno. Dell'erba aveva anche l'aroma, cosa che faceva parte dei rischi del mestiere. Da quando il Maine aveva legalizzato l'uso ricreativo della marijuana, quel tipico odore dolciastro e un po' nauseante era dappertutto. Ti potevi stonare anche solo prendendo un Uber. Se poi restavi troppo a lungo sull'auto, dovevi dominare l'impulso di ordinare un secchiello di pollo fritto e ascoltare "Dark Star" a ripetizione.
    Nella stanza accanto a quella di Raum qualcuno stava urlando, conducendo un litigio unilaterale con un interlocutore invisibile che non sembrava coinvolgere l'uso di un telefono, un fiume inarrestabile di invettive e oscenità punteggiato di singhiozzi. Andava ad aggiungersi al costante sottofondo sonoro del Braycott Arms, e mi ricordava il fracasso di una prigione. Probabilmente lo ricordava anche ad alcuni dei suoi residenti, il che poteva essere uno dei motivi per cui sceglievano di alloggiarvi. Conoscevo ex carcerati che avevano sofferto d'insonnia per mesi dopo il loro rilascio solo perché non riuscivano a sopportare il silenzio.
    Bussai con delicatezza alla porta di Raum. Il fatto che la chiave originale si trovasse nell'ufficio di Wadlin non significava necessariamente che la stanza fosse vuota. La lista di coloro che avevano ricevuto una pallottola in corpo per avere commesso un simile errore era di una lunghezza preoccupante. Quando nessuno rispose, usai la chiave di riserva. Tutte le porte delle stanze del Braycott erano dotate di spioncini, ragione per cui non potevo avere la certezza di non essere osservato, ma contavo sul fatto che gli inquilini preferissero farsi gli affari loro nella speranza che gli altri facessero lo stesso.
    La stanza di Raum Buker odorava di candeggina, ma almeno era pulita. La porta si apriva su un monolocale con finestre su due lati. Era arredato con un piccolo letto singolo, una scrivania con sedia, un divano in vinilpelle, un piano di cottura e un forno a microonde. Il frigorifero era accanto al mobile cucina, e sull'altro lato c'era un armadio a muro. Il letto era fatto, e sullo scolapiatti accanto al lavandino in bagno c'erano una tazza e un piatto. Un televisore economico a schermo piatto era fissato sulla parete di fronte al letto, e il telecomando era fissato al comodino con un cavo spesso e corto. L'ambiente era privo di quadri o di qualsiasi altra decorazione superflua. Ma sul muro appena sopra il divano si stagliava una macchia scura, come se un inquilino precedente si fosse fatto saltare le cervella o avesse sparato a qualcun altro, e il risultato non fosse stato nascosto troppo bene.
    La presenza di Raum Buker non sembrava avere alterato l'ambiente in modo sostanziale. Nell'armadio a muro c'era qualche indumento appeso, e calze, mutande e magliette occupavano cassetti separati. Due scarponcini e un paio di scarpe da ginnastica erano posati su un foglio di plastica accanto alla porta. Su una mensola sopra il piano cottura c'erano caffè, zucchero, cereali per la colazione, popcorn da microonde, una confezione aperta di patatine e una di pane bianco a cassetta. Il frigorifero conteneva latte e burro fresco non salato. Controllai sotto il letto e trovai una valigia. Non era chiusa a chiave, e quando la aprii non rivelò nulla di particolare. La rimisi a posto.
    L'ordine non mi sorprendeva, considerato che Raum era stato al fresco. I carcerati imparano a usare lo spazio, e il Braycott Arms non era il genere di ambiente che ti invitasse a spargere in giro le tue cose e rilassarti. Ma anche tenuto conto di ciò, la stanza aveva l'aria del rifugio provvisorio. Raum non avrebbe impiegato più di cinque minuti a fare i bagagli e togliere il disturbo senza lasciarsi dietro la minima traccia di esserci passato. Mi chiesi se non avesse un altro nascondiglio, magari su nella Contea, poiché quelli che si trovavano lì dentro non potevano certo essere tutti i suoi beni mondani. A quanto pareva avevo buttato via venti dollari dei soldi di Will Quinn.
    Prima di andarmene diedi una seconda occhiata in bagno. L'armadietto dei medicinali era aperto, e conteneva solo antiacidi, ibuprofene e qualche rimedio erboristico che suggeriva che Raum avesse effettivamente qualche problema di insonnia. L'unico elemento fuori posto era una traccia di polvere nera tra i rubinetti. Non l'avevo vista da nessuna altra parte nella stanza. 
    Senza pensarci richiusi l'anta dell'armadietto. La mia faccia mi guardava dallo specchio, ma sovrimposta a essa c'era qualcos'altro, un disegno sul vetro tracciato con quello che sembrava nerofumo: 

    E a un tratto pensai che forse non ero stato il primo, quel giorno, a invadere l'intimità di Raum Buker.

 


20

Trattenersi non sembrava una buona idea, e così fotografai col cellulare l'immagine sullo specchio e prima di uscire in corridoio controllai attraverso lo spioncino. La vista era appannata, cosa che mi turbò per un motivo che non riuscii immediatamente a riconoscere. Era un ricordo di qualcosa che avevo letto, ma non voleva saperne di riemergere, e forzarlo era inutile. D'altra parte il corridoio sembrava deserto, sicché uscii dalla stanza, mi assicurai di chiudere la porta a chiave e mi diressi verso le scale.
    Guardai in basso e vidi che Raum Buker era già al piano inferiore e stava salendo a passo rapido. Bobby Wadlin avrebbe potuto avvertirmi, ma non era il suo stile. Se Raum avesse deciso di sollevare un polverone per la mia intrusione, Wadlin avrebbe sempre potuto sostenere che avessi trafugato la chiave mentre lui non guardava e lasciare che Raum venisse a capo dei dettagli logistici una volta che si fosse calmato. 
    L'ascensore non era al piano, ragione per cui non era un'alternativa praticabile. Salii silenziosamente al terzo piano e mi misi all'ascolto dei passi di Raum. Lo udii percorrere il corridoio, poi sentii il suono della sua porta che si apriva e si richiudeva. Mi chiesi come avrebbe reagito nel vedere quel simbolo sullo specchio dell'armadietto. Era possibile che l'avesse tracciato lui stesso, ma visto l'ordine nel resto della stanza sembrava improbabile. Forse mi sarei potuto trattenere fuori dalla porta nella speranza di udire qualcosa, magari una telefonata, ma non sarebbe stata una mossa particolarmente brillante in un palazzo pieno di criminali, alcuni dei quali avevano di sicuro qualcosa da nascondere e un paio dei quali potevano addirittura avere un conto in sospeso con me. È una conseguenza della natura della mia professione, ma probabilmente nella mia vita mi sono fatto più nemici che amici, anche se si tratta di nemici che una persona dovrebbe essere fiera di avere.
    Accantonata l'idea dell'appostamento, ridiscesi all'ingresso. Bobby Wadlin stava ancora guardando il suo western.
    "Ho visto che Raum Buker è rientrato," dissi.
    "Il motivo è che abita qui," ribatté Wadlin. "Chiunque dovrebbe poter tornare senza problemi a casa propria, quanto meno finché paga l'affitto." Inarcò un sopracciglio. "Vi siete scambiati le cortesie di rito?"
    "Ho preferito rimandare."
    "Forse sei meno stupido di quanto dicono."
    Non sapevo bene come rispondere, e così lasciai correre.
    "Oggi ci è entrato qualcun altro, in quella stanza?"
    "Nah, solo Buker. Perché neanche tu ci sei passato, giusto?"
    "Nemmeno per le pulizie?"
    "Le pulizie sono un extra. Buker ci pensa da solo. Non è l'unico, ma almeno è un tipo pulito, cosa che non si può dire di altri. Controlliamo regolarmente tutte le stanze, nel caso comincino a puzzare."
    "Nessuna visita di sconosciuti nel palazzo?"
    Wadlin indicò un cartello fissato sullo schermo di plexiglas. "Gnente visite dopo le 17," diceva la scritta.
    "Non sono ancora le cinque," osservai. "E 'niente' non si scrive così."
    "Be', io vengo pagato solo per notare chi si presenta dopo le cinque. E se vuoi insegnare in classe, rivolgiti altrove."
    "Lo farò. Non vorrei interferire con la gestione della tua scuola di etichetta."
    Vidi che una telecamera di sicurezza era puntata sulla porta d'ingresso.
    "Registra, quell'aggeggio?"
    "Se non lo facesse, non sarebbe granché utile."
    "E quella all'uscita di servizio?"
    Grazie alle mie visite passate, sapevo che c'era un'altra telecamera sul retro del Braycott.
    "Quella è fuori uso. Un ratto ha sgranocchiato i cavi. Ma funziona lo stesso da deterrente, visto che gli inquilini non lo sanno."
    "C'è qualche possibilità che tu mi faccia dare un'occhiata alle registrazioni di quella che funziona?"
    "Nessuna."
    "Sei davvero un bel tipo, Bobby."
    "È quello che diceva sempre la mia mamma."
    "Probabilmente appena prima di provare ad affogarti."
    Bobby Wadlin si proiettò un gummy bear in bocca, aumentò il volume del televisore e annuì con fare solenne.
    "Aveva una presa molto salda," disse.

 


21

L'ora che avevo previsto di dedicare a Will Quinn era diventata quasi una mezza giornata di lavoro, e non sembrava intenzionata a concludersi presto. Prima o poi Raum Buker avrebbe notato il simbolo sullo specchio del bagno, e immaginavo che ne avrebbe compreso il significato, poiché in caso contrario sarebbe stato inutile lasciarlo. E io volevo vedere in che modo avrebbe reagito.
    Seduto in macchina sul lato opposto della strada rispetto al Braycott Arms, in attesa della mossa successiva di Raum, aprii Google e lanciai ricerche sulle rune, sul paganesimo, sull'occultismo e su una quantità di altri argomenti che avrebbero fatto sollevare più di un sopracciglio se il mio cellulare fosse mai stato sequestrato come prova. Non impiegai molto a trovare quello che cercavo. L'iscrizione sullo specchio di Raum era un simbolo pagano che indicava qualcosa di funesto o mortale. O c'era in giro qualcuno con uno strano senso dell'umorismo, oppure quel qualcuno aveva appena dato a Raum un ulteriore motivo per pentirsi di essersi procurato quel tatuaggio sul braccio, e chissà cos'altro.
    La sua auto si trovava nel parcheggio scoperto del Braycott, probabilmente l'unico spazio che non fosse un deposito di rottami a ospitare veicoli che facevano fare bella figura alla sua Chevy. Se fosse scoppiato un incendio nei paraggi, non mi sarei sorpreso nel vedere una o due di quelle vetture avviarsi spontaneamente per lanciarsi tra le fiamme. Passò un quarto d'ora, poi mezz'ora senza che Raum si facesse vedere; ma se potevo evitarlo, preferivo non rientrare nel Braycott Arms. Avrebbe significato avere di nuovo a che fare con Bobby Wadlin, ma anche affrontare Raum in uno spazio ridotto, e probabilmente in stato di sovraeccitazione. Non sapevo se fosse armato, ma era probabile di sì. Uomini come Raum agivano d'istinto, e la loro prima reazione a una minaccia, per quanto nebulosa, era sempre quella di armarsi. Il codice penale poteva anche proibire il possesso di armi da fuoco a chiunque avesse subito una condanna a un anno o più di reclusione, ma quando si trattava di rispettare la legge i criminali erano notoriamente vacillanti. 
    Feci una telefonata a Chris Attwood, che era diventato direttore regionale del dipartimento correzionale del Maine. Il suo ufficio era in Park Avenue, non lontano da dove avevo parcheggiato. I nostri sentieri si erano incrociati per la prima volta quando uno dei suoi vigilati speciali, un certo Jerome Burnel, mi aveva chiesto aiuto. Burnel non sarebbe mai dovuto finire dietro le sbarre, e io ero riuscito a scagionarlo, anche se ciò era avvenuto troppo tardi, quando ormai era già morto. Ma il ricordo di quel caso non aveva mai abbandonato Attwood. Non aveva abbandonato neanche me: mia figlia Sam aveva rischiato di morire a causa del mio coinvolgimento.
    "Mr. Parker," esordì Attwood. "Per tutti i santi in paradiso."
    "Non pensavo che frasi come 'per tutti i santi in paradiso' fossero ancora di uso corrente," ribattei. "Se non tra vecchie signorine profumate di lavanda e con Morgan Freeman come autista."
    "Il dipartimento ama le buone maniere. Nella speranza di contagiare la clientela."
    "Ho in mente un ex cliente che potrebbe far scoppiare il suo palloncino di ottimismo: Raum Buker."
    "Girava voce che fosse di nuovo nei dintorni," disse Attwood. "La marea si ritira, ma alla fine risale sempre. Che ha combinato?"
    "Ufficialmente niente, a parte creare fastidi, ma quella per Raum è una condizione esistenziale. Ufficiosamente, temo si sia portato dietro una qualche sventura, e una cosa simile potrebbe essere contagiosa."
    "Buker non era uno dei miei. La sua agente di vigilanza era Jo Niles. Oggi sta svolgendo un'ispezione sul lavoro, ma posso dirle di richiamarla."
    "Se riuscisse a risparmiarmi qualche ricerca, le offro una bottiglia di vino."
    "Glielo dirò. Di cosa ha bisogno?"
    "Raum ha appena finito di scontare cinque anni per omicidio colposo nella prigione di stato dell'East Jersey," spiegai. "Fin qui la cosa è di pubblico dominio. Vorrei sapere chi erano i suoi compagni di cella, sempre che ne avesse, e che tipo di amicizie potrebbe aver fatto in carcere."
    Attesi che prendesse nota.
    "Cosa sta cercando in particolare?"
    "Qualcosa di arcano. Raum si è fatto tatuare un simbolo occulto."
    Vi fu un tangibile silenzio.
    "Ovvio, trattandosi di lei," commentò Attwood.
    Ma non lo disse in tono di spregio, né si mise a ridere. Dopo quello che era accaduto a Jerome Burnel, sapeva che non era il caso.
    E in quel momento, mentre chiudevo la comunicazione, Raum Buker uscì dal Braycott Arms.