John Connolly 

LE SORELLE STRANGE

Una novella di Charlie Parker in esclusiva per il web

Traduzione: Stefano Bortolussi

 

Disponibile anche in:

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LE SORELLE STRANGE

1

Il Great Lost Bear era affollato come a volte riuscivano a esserlo solo i bar migliori, come se gli dei delle bevute e dei rapporti sociali avessero scelto, fra tutte le sere disponibili, proprio questa per favorirlo. C'era spazio per muoversi, per sedersi, per parlare senza farsi udire da qualcuno o per ordinare da bere al banco, ma eravamo tutti abbastanza vicini per riconoscerci a vicenda, e l'atmosfera prevalente era di buon umore. Perfino Dale Evans, che di solito tendeva ad andarsene prima che la calca serale calasse sul locale che possedeva da molto tempo, si era trattenuto fino a tardi, poiché a volte il Bear sembrava proprio il posto giusto in cui essere.
    Fuori dalle pareti del locale, Portland stava cambiando. Le città si trasformano di continuo, ma forse la nuova Portland mi piaceva meno della vecchia. Non ero così stolto da negare che fosse in parte dovuto all'età, quel desiderio di trattenere tutto ciò che potevo di un bel passato poiché sapevo che molto era già andato perduto. Alla resa dei conti siamo tutti discendenti della moglie di Lot, incapaci di resistere alla tentazione di guardare ciò che abbiamo dovuto lasciarci alle spalle, ma in questo caso il motivo non era solo l'avanzata degli anni. Vedevo le reazioni di sconforto della gente del luogo al sorgere di sempre nuovi alberghi sul fronte del porto, alle notizie dell'apertura di sempre nuovi ristoranti in cui non potevano permettersi di cenare. Le navi da crociera ormeggiavano scaricando turisti distratti che compravano magliette, finti articoli nautici e magari un paio di birre in uno dei locali fatti apposta per fregarli, ma che non erano disposti a spendere quaranta dollari per una bistecca. Certo, qualcuno in quei ristoranti ci andava. Ma quel qualcuno non ero io, né chiunque conoscessi. A volte la sensazione era che stessero vendendo la città alle nostre spalle, e che a cose fatte, con un po' di fortuna, avremmo avuto il permesso di premere il naso contro il vetro e vedere come viveva l'altra metà. 
    D'altra parte potevo anche ricordare i tempi in cui Portland era meno prosperosa, quando la gente faceva fatica a sopravvivere tra le decrepite banchine lungo Commercial e i lotti abbandonati su Congress. I poveri avevano sempre fatto fatica, e avrebbero continuato a farla, ma ora per restare a galla dovevano giostrare due lavori, e nei momenti più bui affogavano.
    Quella sera al Bear stavo condividendo alcune di queste osservazioni con Dale Evans, ma erano tutte cose che lui aveva già sentito, e da gente più brillante di me.
    "Strange Maine," disse Dale sorseggiando una birra scura così amara che una sua versione antecedente era probabilmente stata offerta a Cristo sulla croce. 
    "Parli del negozio o dello stato?"
    "Del negozio. È il segnale, il canarino nella miniera di carbone. Quando scomparirà quel posto, potremo piantare una croce sulla città di una volta e chiudere i cancelli del cimitero."
    Strange Maine si trovava al 578 di Congress. Vendeva vecchi vinili, cassette, CD, VHS, DVD e libri usati di Stephen King, insieme a una collezione di console per videogame e giochi da tavolo così oscuri che perfino i loro creatori ne avevano dimenticato l'esistenza. Aveva aperto nel 2003, ma la sensazione era che appartenesse a un'era più lontana. Non avevo idea di come facesse a restare in attività, eppure in qualche modo ce la faceva. Ogni volta che ci passavo cercavo di spendere qualche dollaro. Mia figlia Sam, che amava già la musica su vinile come quasi tutto quello che era più vecchio di lei, lo considerava uno dei posti più fighi del pianeta, o quanto meno di Portland.
    "Ti rendi conto di quanto sembriamo vecchi?" dissi.
    "Hai cominciato tu."
    "Be', in questa città ci sono molte cose di cui comincio a sentire la mancanza."
    Fu in quel momento che vidi Raum Buker, e a un tratto mi resi conto che certe cose, al contrario, non mi erano affatto mancate.


2

Ci sono uomini che vengono al mondo già danneggiati, uomini che vengono danneggiati dal mondo e uomini il cui scopo sembra quello di danneggiare sé stessi e il mondo insieme a loro. Raum Buker riusciva in qualche modo a essere tutt'e tre le cose insieme, come una velenosa divinità a rovescio. Proveniva dal profondo della Contea, come i cittadini del Maine chiamavano Aroostook, la regione più estesa dello stato. Suo padre, Rumner Buker, aveva lavorato come addetto alle pulizie alla base aerea di Loring, da dove un tempo partivano i bombardieri B-52 Stratofortress, ma era stato licenziato per essersi acceso una sigaretta nei pressi di un deposito di carburante. Considerato che i serbatoi di Loring avevano una capienza di circa trentasette milioni di litri, e che nei loro paraggi erano immagazzinate più di 5000 tonnellate di artiglieria, l'esplosione risultante avrebbe creato un cratere visibile dallo spazio.
    Una volta che gli era stata mostrata la porta, Sumner Buker aveva deciso di non essere portato per le restrizioni di un impiego regolare e che avrebbe fatto meglio a dedicare il proprio tempo alla piccola criminalità, bevendo, andando a letto con donne diverse da sua moglie e fumando dove cavolo gli andava di fumare. E a queste scelte di vita si era dedicato con encomiabile zelo.
    Sumner non aveva preso molte sagge decisioni durante il tempo che aveva trascorso in terra, ma aveva scelto la donna perfetta come compagna di vita. Anche Vina Buker beveva e fumava, andava a letto con uomini diversi da suo marito e in un'occasione era stata arrestata mentre cercava di riempire un furgone di cibi in scatola e cosmetici provenienti dal supermercato Hannaford di Caribou, dove si dava il caso che lavorasse. Sumner e Vina si davano il cambio nelle celle della prigione di contea a Houlton, il che significava che uno dei due era sempre a casa e poteva trascurare il loro unico figlio, Raum. Alla fine Raum era stato dato in affidamento, e poco dopo suo padre aveva apparentemente realizzato l'ambizione di una vita, morendo in un incendio provocato dall'accensione imprudente di una sigaretta e portandosi dietro la moglie.
    Ragione per cui si potrebbe essere giustificati nel dire che Raum non avesse avuto il migliore degli inizi; ma ciò valeva anche per una quantità di persone che poi non si impegnavano a far sì che il mondo maledicesse la mano esperta del dottore che le aveva fatte nascere. Raum Buker era diventato il peggior nemico di sé stesso per scelta, e sulla base del proverbio "mal comune mezzo gaudio" aveva deciso di essere anche il peggior nemico di molta altra gente. 


3

Da bambino Raum Buker era di salute cagionevole, ma aveva più cervello dei due genitori messi insieme, anche se questo probabilmente non l'avrebbe fatto finire sul libro dei primati. Era stato assegnato a una buona famiglia di Millinocket, dove aveva fatto di tutto per portare i genitori affidatari alla disperazione. Questo aveva stabilito un modello per il futuro, e Raum era passato da una famiglia affidataria all'altra, ciascuna peggiore della precedente, finché era stato rinchiuso in un istituto correzionale.
    Diventato uomo, Raum non era più così malaticcio, e con un'illuminazione sufficientemente fioca poteva addirittura essere considerato attraente. Ma era anche profondamente disonesto e sessualmente incontinente, con una propensione alla violenza che era tanto profonda quanto crudelmente fantasiosa: in un'occasione aveva usato una pialla a mano contro un falegname che gli doveva dei soldi, scorticandogli le natiche e le cosce. Per un debito di meno di mille dollari.
    Gradualmente, come materia fecale che scivola in uno scarico, la forza di gravità aveva condotto Raum fino a Portland. Frequentava uomini che altri evitavano, e donne che erano troppo stupide, disperate o logorate dagli abusi per poter fare scelte di vita migliori.
    Poi una strana voce aveva cominciato a circolare. Raum Baker, si diceva, aveva una relazione con due sorelle, le sorelle Strange. La maggiore, Dolors, viveva a South Portland e gestiva un caffè. (I genitori non erano portati per l'ortografia, e in realtà intendevano chiamarla Dolores. In entrambi i casi il suo destino era quello di avere un nome che significava "dolori", cosa che potrebbe aver avuto un impatto su certe costanti della sua esistenza.) La sorella minore, Ambar (di nuovo il gene ortografico difettoso) abitava a Westbrook, dove lavorava come assistente odontoiatrica. Erano entrambe nubili, e il consenso generale era che probabilmente lo sarebbero rimaste. Erano donne arcigne, le loro bocche sempre contratte e sigillate come il borsellino di un taccagno. La notizia che le sorelle Strange potessero farsela con Raum Buker era stata accolta con una certa dose di incredulità combinata con un pizzico di sollievo, poiché significava che i risultanti accomodamenti carnali avrebbero reso infelici solo tre persone al posto di sei. 
    Un'altra voce, non si sapeva quanto veritiera, era che le sorelle Strange, mantenendo fede alla loro natura, non fossero in buoni rapporti tra loro e non si rivolgessero la parola da anni. A quanto pareva, Raum aveva cominciato a portarsi a letto Dolors e solo in seguito, forse per caso ma più probabilmente di proposito, vi aveva portato anche Ambar. Poi, per un certo numero di anni, si era barcamenato da una all'altra, a volte frequentandole in fasi diverse ma spesso destreggiandosi tra le due in contemporanea. O ciascuna delle sorelle era ignara della presenza dell'altra nella vita di Raum, il che era improbabile in una comunità così ridotta, oppure avevano scelto di tollerare la stranezza della relazione piuttosto che privarsi delle attenzioni di Raum. Ciò non significava che un rapporto così complesso procedesse senza conflitti: in più di un'occasione la polizia era dovuta intervenire per segnalazioni di liti domestiche a Westbrook, a South Portland e nell'East End di Portland, dove si trovava l'appartamento di Raum.
    D'altra parte, commentavano gli osservatori più saggi, la relazione perfetta non esiste.
    Nel corso della sua vita Raum era entrato e uscito da diversi istituti correzionali; era intelligente, ma come una gran quantità di uomini e donne intelligenti lo era meno di quanto credesse. Alla fine si era fatto quattro anni nella prigione di stato per un reato di aggressione di classe C, in realtà una trasgressione minore di classe D su cui avevano gravato le condanne precedenti per violazione aggravata di domicilio, minacce aggravate e uso del terrore. Al rilascio aveva svolto diciotto mesi di libertà vigilata, dopodiché era scomparso dal Maine. Il cordoglio per la sua partenza era rimasto confinato a coloro a cui doveva dei soldi, e perfino loro si erano dimostrati pronti ad accettare le perdite in cambio della possibilità di essere privati dello strazio della sua compagnia.
    Le sorelle Strange non erano state interpellate. 
    E ora, a quanto pareva, Raum era tornato a Portland.


4

Raum Buker si guardò intorno nel locale. In un primo tempo non mi notò, ma poi il suo sguardo tornò a posarsi su di me come un insetto su una finestra pulita. Avevamo dei precedenti, Raum e io. Verso la fine del suo primo periodo di libertà vigilata, durante il quale lavorava al mercato del pesce per adempiere alle condizioni del suo rilascio, era tornato alle cattive abitudini e a frequentazioni ancora peggiori. Insieme a un paio di compari aveva cominciato a fare pressioni sui commercianti più anziani di Portland e South Portland perché questi li assumessero come assistenti o guardie di sicurezza, anche se i negozi non ne avevano bisogno. Non che Raum e i suoi complici avessero la minima intenzione di presentarsi al lavoro: il loro era il modello più semplice di racket della protezione, un modello che probabilmente risaliva ai cavernicoli. 
    Il suo errore era stato quello di prendere di mira una donna di nome Meda Michaud, la quale operava un piccolo forno e alimentari nei paraggi di Western Avenue e ogni settimana giocava a tombola con Mrs. Fulci, la madre adorata dei fratelli Fulci. I fratelli Fulci erano due ex detenuti con un sovrappiù di muscoli, una carenza di psicofarmaci e due cuori se non d'oro, quanto meno placcati d'argento. Erano anche affezionatissimi alla madre, e per estensione a tutti coloro per cui mamma provasse simpatia. Cercare di fare i prepotenti con Meda Michaud era, ai loro occhi, poco meno reprensibile che farlo con la stessa Mrs. Fulci, e per questo motivo i due fratelli si erano fatti venire una mezza idea di staccare gli arti dal torso di Raum Buker e farli ingoiare ai suoi compari fino a soffocarli.
    Ma Raum aveva la reputazione di uno che giocava sporco e se la legava al dito. Se i Fulci lo avessero fatto fuori, cosa che non era affatto oltre i limiti del possibile, sarebbero finiti in galera, anche se ogni Natale e compleanno avrebbero ricevuto cestini di muffin in segno di gratitudine da parte dei cittadini. D'altra parte, se non lo avessero ucciso c'erano buone probabilità che Raum, una volta che le sue ossa si fossero ricongiunte, si sarebbe vendicato su di loro o sui loro cari. 
    E così alla fine Louis, Angel e io ci eravamo offerti di accompagnare i Fulci e spiegare le cose a Raum, essendo i Fulci più portati all'azione che al dialogo. Avevamo trovato Raum e i suoi amici in un localaccio di nome Sly's, un tempo appartenuto all'impero di Daddy Helms, un uomo che in un'occasione mi aveva rovesciato addosso una colonia di formiche rosse solo perché avevo sfondato la vetrata istoriata di uno dei suoi bar. Daddy Helms era morto da un pezzo, e di sicuro il suo lardo si stava sciogliendo alle fiamme dell'inferno, ma lo Sly's era un perfetto monumento alla sua memoria, buio, sporco e pullulante di parassiti sia umani che animali.
    Avevamo invitato Raum e i le sue scimmie ammaestrate a uscire per fare due chiacchiere. Al loro rifiuto, i Fulci avevano preso le scimmie per i capelli e le orecchie e le avevano trascinate fuori a forza. Raum li aveva seguiti con le sue gambe per conservare dignità a simmetria di lineamenti. Per mantenere un'atmosfera amichevole gli avevamo permesso di accendersi una sigaretta, anche se poi Louis gliel'aveva fatta cadere di bocca prima che potesse fare un solo tiro perché c'era un limite a tutto. A quel punto gli avevamo illustrato la situazione. Sulle prime lui non sembrava propenso ad ascoltarci, ma aveva cominciato a fare attenzione quando Louis gli aveva ficcato una pistola in bocca. L'udito di certa gente funziona in modo strano.
    Raum avrebbe potuto considerare di sfidare i Fulci, e perfino il sottoscritto, ma non era tanto stupido da mettersi contro tutti e cinque, visto specialmente che uno dei cinque era Louis. Quando decideva di venire a Portland da New York, Louis spiccava sotto diversi punti di vista: era alto, nero, elegante e gay, non che qualcuno osasse chiederglielo, ma aveva anche fatto cose che Raum Buker non aveva mai fatto, tra cui, ma non solo, uccidere. Raum si trovava improvvisamente al cospetto di un predatore alfa, e questo lo spaventava. Continuava a non gradire il fatto di ricevere ordini, ma noi non ci avevamo badato. E nell'eventualità che dopo la nostra dipartita potesse avere qualche ripensamento, avevamo concesso ai Fulci di trascinare ancora un po' i suoi amichetti per i capelli e le orecchie prima di scaraventarli nel Kennebec perché potessero raffreddare i bollenti spiriti. L'episodio aveva segnato la fine del nascente racket di Raum, il quale poco dopo era scomparso dal Maine.
    E adesso era tornato, e stava facendo fare brutta figura al Bear.
    "Hai bisogno di una selezione più severa all'ingresso," feci notare a Dave.
    "Temo che avremo bisogno di murare la porta."
    Fu allora che i Fulci, seduti a un altro tavolo, alzarono gli occhi dalla loro partita a Jenga e scorsero Raum Buker.


5

Ci sono uomini giganteschi che riescono a essere velocissimi quando vengono provocati, cosa che a distanza ravvicinata li rende doppiamente pericolosi. Possiedono una grazia innata, quasi come se il fantasma di un danzatore si fosse impossessato delle loro articolazioni. Guardarli combattere è come osservare un violento balletto, una scena in cui quando cala il sipario tutti i cigni sono stesi a terra privi di sensi.
    I fratelli Fulci non erano quel genere di giganti. Ricordavano più che altro due vecchie locomotive, nel senso che ci voleva del tempo perché il vapore si accumulasse, dopodiché era sconsigliabile farsi trovare sul loro tragitto.
    Il primo indizio del disastro imminente fu il suono dei pezzi di legno dello Jenga che si spargevano sul pavimento del Bear, seguiti da almeno un tavolo e un numero imprecisato di sedie. Ora che Dave e io ci fummo alzati, Paulie Fulci si stava già avvicinando a Raum, seguito a ruota dal fratello. Ripensandoci, fu una fortuna che quando li raggiungemmo fossero ancora in fase di accelerazione e non ancora a pieno regime, poiché così ci fu possibile tirare il freno prima che mettessero le mani sulla loro preda. Raum li aveva visti arrivare e sembrava in procinto di scavalcare il banco con un balzo, mossa che non lo avrebbe salvato poiché i Fulci lo avrebbero sfondato senza problemi. Perfezionai la mia presa su Tony, Dave gettò l'altro braccio intorno a Paulie e due dei baristi dimostrarono la loro temerarietà schierandosi tra Raum e i Fulci come versioni occidentali del tizio che si era parato davanti ai carri armati in piazza Tienanmen. 
    "Cosa cazzo ci fa qui?" chiese Paulie.
    La domanda mi parve rivolta a nessuno in particolare, a meno che non fosse diretta al Signore in persona, un'accusa al Divino per non avere cancellato Raum Buker dagli annali. I Fulci credevano profondamente in Dio, anche se Dio manteneva un vistoso silenzio in merito alla loro devozione. C'era da capirlo.
    "Giusto," disse Tony, anche se il suo contributo era palesemente destinato a Raum e non a Dio, contenendo anche le parole "figlio di puttana tormentatore di anziane che non sei altro". 
    Da stronzo qual era, Raum non sapeva tenere la bocca chiusa, o forse non credeva di averne bisogno ora che i Fulci sembravano sotto controllo. Stava già rispondendo per le rime, e mi resi conto che si era fatto una nuova dentatura. Erano denti grossi e bianchissimi, e lo facevano sembrare una pubblicità ambulante delle gomme Chiclets. Per un attimo fui addirittura tentato di lasciare la presa su Paulie, ma non volevo essere responsabile dei possibili danni collaterali causati a uno dei baristi.
    "Non vale una notte in cella," dissi ai Fulci.
    "Col cazzo, la vale eccome," ribatté Tony.
    E in effetti, guardando Raum Buker, mi dissi che forse non aveva tutti i torti.


6

Impiegammo un po' a far sbollire la rabbia dei Fulci, e quando finalmente ci riuscimmo Raum aveva ordinato una birra e trovato una posizione più sicura nella zona dei bagni.
    "Non dovevi lasciarlo entrare," disse Paulie a Dave.
    Tony lo stava aiutando a infilarsi il giubbotto, poiché Paulie, che era più suscettibile di lui, non voleva trattenersi a distanza di pugno da Raum, il che era meglio per tutti.
    "Non è che gli abbia steso il tappeto rosso sotto i piedi, Paulie," protestò Dave. "Quando l'ho visto, era già davanti al banco."
    "Be', insomma, avresti dovuto prevenirlo."
    "Non sono un indovino."
    "Allora trovane uno," ribatté Paule, "e mettilo di guardia a quella cazzo di porta."
    Tony gli diede una pacca sulla spalla. Era solo in compagnia del fratello che Tony poteva occasionalmente sembrare posato e ragionevole. Era più irascibile di lui, il che era tutto dire, ma negli ultimi tempi aveva cominciato a mostrare, nei suoi momenti di calma, segni più frequenti di razionalità.
    "Questo posto è importante, per noi," disse. "È come una seconda casa."
    Dave tradì una smorfia nell'udire quelle parole, ma lasciò correre. Nel profondo del cuore avrebbe preferito che i Fulci si fossero trovati un altro bar come seconda casa. Se era vero che aggiungevano un po' di colore al Bear, per Dave quel colore era principalmente il rosso violaceo della sua ipertensione.
    Guardammo uscire i due Fulci. Un membro del personale di sala stava raccogliendo i pezzi dello Jenga e i cocci di vetro dal pavimento, mentre un secondo cercava di valutare se il tavolo fosse recuperabile.
    "Forse dovrei scambiare due parole con Raum," dissi.
    "Quando hai finito lo caccio," disse Dave.
    "Ci penso io."
    "Non è necessario. Sono in grado di badare al mio locale."
    "Consideralo un favore," dissi. "Per te e per i Fulci."
    Dave annuì. Eravamo sempre andati d'accordo, io e lui, e la cosa non sarebbe mai cambiata.
    Mi diressi verso il tavolo a cui si era seduto Raum. Ora che si era tolto il giubbotto, vidi che aveva messo su qualche muscolo. Aveva anche aumentato la sua collezione di tatuaggi carcerari. Non erano niente di speciale, a eccezione di un elaborato pentacolo, una stella a cinque punte circondata da un cerchio e contrassegnata da simboli runici. Il tatuaggio era ancora fresco, la pelle sotto il braccio arrossata e infiammata.
    "Hai un minuto, Raum?"
    Stava bevendo una birra domestica in bottiglia, una marca scadente. Avrebbe potuto ordinarla in qualsiasi bettola in città, e invece era venuto fino al Bear, uno dei migliori bar specializzati in birre artigianali del paese, che teneva le marche nazionali soltanto per coloro che non sapevano niente di birra o che avevano smesso di sperimentare il giorno in cui si erano sposati. Il Bear non era nemmeno tra i locali che Raum frequentava ai tempi in cui viveva a Portland. Mi faceva quasi sospettare che fosse venuto solo per provocare i Fulci.
    "Ma certo," disse. "Siediti, rilassati."
    "Preferisco stare in piedi."
    "Bene. Cercavo solo di essere gentile."
    Sbadigliò, sfoggiando la dentatura nuova e scintillante. L'ultima volta che l'avevo visto, la sua bocca somigliava alle rovine di Dresda.
    "Quando sei tornato in città?"
    "Da qualche giorno."
    "Sei stato in posti interessanti, in questi ultimi anni?"
    "Qua e là."
    "In prigione?"
    "È possibile."
    E quasi automaticamente si portò la mano destra al tatuaggio del pentacolo.

7

L'occhio vorace di Raum Buker si posò su una giovane donna che usciva dai servizi. Lei non parve affatto lusingata, e nessuno avrebbe potuto biasimarla. Per richiamare l'attenzione di Raum gli sferrai un calcio sulla suola dello stivale. La cosa non lo riempì di piacere, ma non fece nulla oltre a guardarmi di traverso.
    "Hai in programma di trattenerti a Portland?" ripresi.
    "Cosa vuoi, un appuntamento? Te lo devo dire: in tutto il tempo che ho passato al fresco non mi sono mai fatto un uomo, e non ho intenzione di cominciare con te."
    "Non hai risposto alla domanda."
    "Perché non ho ancora deciso."
    "Lascia che ti dia una mano," dissi. "È la seconda volta che ti evito di essere massacrato dai Fulci, Non ci sarà una terza volta."
    "Sei proprio un grand'uomo. Continui a far svolgere il tuo lavoro sporco da quei due animali?"
    "No, tu sei il loro, di lavoro sporco. Del mio mi occupo di persona."
    "E le due checche di New York? Non sei più aggrappato alle loro gonne?"
    "Sei davvero cambiato, Raum," dissi. "Non eri così coraggioso quando cercavi di ricattare le vecchiette e per farti smettere Louis fu costretto a ficcarti la canna della sua pistola in bocca."
    "Me ne ricordo," fece lui. "L'ho archiviato a futura memoria."
    "Lo farò sapere a Louis. Sai, gli avevi sporcato di bava la sua bella pistola. La prossima volta ne porterà una vecchia, nel caso debba controllare la qualità della tua nuova dentatura. Nel frattempo, non ti ripresentare più qui. Questo non è il tuo genere di posto."
    Raum posò sul tavolo la bottiglia ancora piena a metà. Poi si alzò e si stirò come un pugile in attesa della campanella.
    "Me ne stavo andando comunque. L'hai detto, non è il mio genere di posto." Mi agitò un dito davanti al volto. "Ma forse un giorno torneremo a incontrarci in un posto che è più il mio genere, un bel posticino buio, senza i tuoi amichetti a proteggerti."
    "Io e te soli, Raum?" chiesi. "Ma certo, correrò questo rischio."
    Raum sorrise, e da qualche parte un cucciolo morì.
    "Oh no," ribatté. "In questi ultimi anni ho imparato molte cose. Quando ci rivedremo tu sarai solo, ma io avrò i miei amici."
    "Tu non hai amici," obiettai. "Eccetto quelli immaginari, e loro non servono a molto quando fai a botte."
    "Lo vedremo, quando sarà il momento."
    Ero stufo di parlarci. Raum aveva smesso di essere interessante il giorno in cui era venuto al mondo.
    "Abbi cura di te, Raum," dissi. "Non vorrei che non ti succedesse qualcosa."

Feci ritorno a Scarborough sotto una pioggia battente. Un camion si era ribaltato sulla Route 1, causando un ingorgo, e così mi rilassai ascoltando Dark Wave su Sirius e guardando lo spettacolo di luci della polizia. Dark Wave terminava con un brano degli Smiths, ma da quando Morrissey era diventato uno di coloro che in passato disprezzava non riuscivo più ad ascoltare gli Smiths con lo spirito di un tempo, e così spensi la radio e feci l'ultimo tratto di strada in silenzio.
    Più tardi, quando a farmi compagnia non erano rimaste che le ombre, mi chiesi come mai mi fossi lasciato infastidire così in fretta da Raum Buker. Certo, era un malevolo passo falso nell'evoluzione umana, ma niente di più. Le carceri erano piene di uomini come lui, e così i cimiteri, poiché alla fine la Natura trovava sempre il modo di eliminare le anomalie dal gregge.
    Ciò malgrado, l'esperienza mi aveva insegnato a non ignorare certe sensazioni di disagio. Quando lo avevo fatto, in passato, mi ero sbagliato. Quando invece vi avevo prestato attenzione, mi ero ritrovato più preparato a ciò che era seguito.
    E così tracciai un cerchio tutto mio intorno a Raum Buker, isolando il pentagramma della sua figura e aspettando di udire il richiamo del male. 


8

Per qualche tempo non rividi più Raum Buker, il che mi andava più che bene. Accettai qualche lavoretto di routine per pagare i conti: la conferma di un semplice caso di frode assicurativa, la raccolta delle deposizioni dei potenziali testimoni in un processo imminente, il pedinamento di un coniuge fedifrago. (Ruby Logan, che negli anni Sessanta e Settanta faceva l'investigatore privato a Bangor, aveva osservato un giorno che la peggior sventura che avesse mai colpito la nostra professione era l'introduzione del divorzio consensuale nel '73. A partire da allora, mi aveva confessato, non si era più potuto permettere di cambiare l'auto ogni anno.) Non sparai a nessuno, e nessuno mi sparò.
    Ogni sera facevo un bagno caldo, poiché negli ultimi tempi soffro più che in passato e i bagni mi aiutano. Uscito dalla vasca mi guardavo allo specchio, vedevo le cicatrici e mi chiedevo quanto fossero profonde. A volte ripensavo a come me le ero procurate. Ho sentito affermare che la mente seppellisce la memoria del dolore per consentirci di procedere con le nostre vite, ma non è vero. Dicono lo stesso delle donne che hanno partorito, ma conosco una quantità di donne, tra cui la mia ex compagna Rachel, per le quali il ricordo delle sofferenze del parto è ancora fresco a distanza di anni. Da parte mia, ricordavo l'agonia dei colpi di fucile che mi avevano quasi ucciso… o che lo avevano fatto, se si dava retta ai dottori, poiché sul loro tavolo operatorio ero morto ed ero stato riportato in vita non una, non due, ma ben tre volte. Ora mi svegliavo spesso nel mezzo della notte con la sensazione dei pallini di piombo che mi traversavano da parte a parte, e certe volte morivo di nuovo.

Un gelido giorno di gennaio affrontai il lungo viaggio in auto per visitare le tombe di mia moglie Susan e della mia primogenita Jennifer. Avevo pagato qualcuno per pulire la lapide ed eliminare il muschio dalle iscrizioni scolpite nella pietra. Il marmo sembrava quasi nuovo, al punto che per un breve momento tornai a essere l'uomo più giovane di un tempo che trovava conferma della loro scomparsa nell'opera di un artigiano. Il dolore si era smussato ma non sarebbe mai svanito del tutto, ed era giusto così. Un giorno, molto dopo che me ne sarò andato anch'io, le loro identità saranno cancellate del tutto dagli elementi, oppure la lapide crollerà e varrà inghiottita dalla vegetazione, e anche questo è il naturale andamento delle cose. Non saranno le prime a essere dimenticate in questo modo. Il cimitero in cui si trovano è vecchio, e i loro nomi andranno semplicemente ad aggiungersi alla lista nascosta dei perduti.
    Ma io non sarò tra questi, o quanto meno non in quel cimitero. Ho deciso ormai da tempo che non sarà il luogo del mio eterno riposo. La mia presenza causerebbe troppo dolore ai membri rimasti della famiglia di Susan, per i quali sono già responsabile di fin troppe sofferenze. Alla resa dei conti il luogo in cui riposerò non avrà molta importanza, ma ho stabilito di essere sepolto accanto a mio nonno nel cimitero di Black Point a Scarborough, se non altro per risparmiare ad altri il fardello di prendere la decisione per me. So che nella prossima vita rivedrò Jennifer; forse anche Susan, ma Jennifer di certo.
    Lo so perché a volte la intravedo ancora in questa vita. È il mio fantasma, e io sono grato della sua presenza.
    Quasi sempre.